Salvini, domani in piazza la speranza della Politica

Tredici anni fa Silvio Berlusconi aveva interpretato il grido de L'Unico per la sua proprietà, del primato dell'individuo sull'apparato. Quel progetto, diranno gli storici, è fallito. Oggi Salvini interpreta il comunitarismo, il primato della comunità (non più la sola Padania, ma l'Italia tutta) sul sovrastato

Salvini e il grande giorno. Domani, 19 Ottobre, la storica piazza “rossa” del concertone di San Giovanni, attende il Capitano. I pronostici dell’entourage della Lega parlano di 100 mila persone. Sono numeri solidi, calcolati in base a una lista di pullman già pieni con i motori accesi, provenienti da tutta Italia. Ce ne saranno 500. Salvini deve capitalizzare la piazza, il suo habitat naturale, per dare la spallata al governo. La scelta di andare in Tv a fare il confronto all’americana con Renzi e l’Italietta che vive al 3%, dovrebbe essere stato il tentativo di portare via linfa a Conte e Di Maio. Certo è che qualcuno tra i salviniani non ha compreso l’esigenza di andare a farsi sputare veleni dal logorroico di Firenze, davanti a 4 milioni di telespettatori. Ma se davvero questo dovesse servire a far pascere “Italia Viva” in barba al Pd e a Conte, premier per tutte le occasioni, saremmo davanti a uno straordinario stratagemma.

L’ultima volta che piazza San Giovanni ha ospitato un comizio di centro destra è stato nel 2006. All’epoca non c’era il Capitano, ma il Cavaliere e i numeri allora erano altri: 1 milione di persone per dire no al Governo “Dracula” di Visco e Prodi. Chi scrive c’era, appena 26enne, e ci sarà domani, 39enne. Tredici anni dopo il “nemico” è sempre lo stesso: l’apparato, i poteri forti. La plutocrazia. Il salotto della finanza che ha interrotto, con trattati mai votati, la nostra democrazia.

C’è un legame tra Prodi e Conte. Del resto l’avvocato lacché, che piace tanto a chi veste bene, non sarebbe mai stato accolto come parvenu della politica nei salotti buoni, se Mortadella non li avesse creati i salotti buoni. Se non c’avesse trascinato in questa Europa che Europa non è, ma è Mammona: ricchezza terrena idolatrata, principio di dannazione spirituale. Il demonio. Anzi, sterco del demonio. Un’istituzione che ha elevato il profitto e il denaro (nemmeno più contante) a metro di tutta la nostra vita, e ha ridotto la politica a puttana della finanza e dell’economia. Della Plutocrazia, in una parola che odora di novecento ma attualissima.

Un sistema che chiude gli ospedali di provincia perché non hanno indotto, come se fosse etico applicare i criteri dei centri commerciali alla sanità. In fondo l’Europa di oggi è il nuovo Anciém Regime. E la Troika è il nuovo Luigi XVI, senza corona. Se non faremo in modo che la politica torni a governare la finanza, prima o poi torneranno i giacobini e pure i montagnardi. E forse i nostri figli saranno fra loro. Qualche prova tecnica si è vista in Francia coi gilet gialli. Ma siamo ancora agli albori di un processo storico che solo la politica potrà evitare “vichianamente” di maturare.

Perché la cessione di sovranità senza mandato popolare è un sopruso che si può tollerare solo finché la pancia è piena. Ma la nostra crescita industriale, a zero da anni, non promette nulla di buono. Cento anni fa D’Annunzio, da destra, volava su Vienna in nome della sovranità italiana, e Cesare Battisti, socialista rivoluzionario, da sinistra, veniva trucidato per lo stesso motivo. C’è un filo invisibile della storia che ci lega a vicende lontane mai risolte. A lecite aspirazioni di popolo frustrate. A vittorie mutilate. Tredici anni fa Silvio Berlusconi aveva provato a interpretare il grido de L’Unico per la sua proprietà, del primato dell’individuo sull’apparato. Quel progetto, diranno gli storici, fallì. Oggi Salvini interpreta il comunitarismo, il primato della comunità (non più la sola Padania, ma l’Italia tutta) sul Sovrastato.

Quando da ragazzini sognavamo l’Europa, sognavamo una federazione di popoli, con lingue e costumi diversi, uniti da millenarie radici cristiane e dal diritto romano. Di quel sogno non c’è più nulla: solo il rockefelliano progetto di un mercato unico mondiale, dove il cittadino retrocede a status di consumatore e merce. Consumatore senza libertà di scelta.  Consumatore suddito, obbligato a comprare e mangiare le stesse cose. Per molti la globalizzazione è un processo storicistico. Ovvero un fenomeno irreversibile e ingovernabile, imposto da leggi naturali. Come il cambiamento climatico. Domani in piazza ci saranno tutti quelli che a questa storia non ci credono. Ci saranno tanti giovani che sono la nostra speranza. Perché i grandi cambiamenti storici partono sempre dall’azione e dalla ribellione dei giovani. Che si nutrono di gloria e sputano la vanità. (L’UNICO)

Riccardo Corsetto