Salvini: “Scusi lei è un pusher?” E la sinistra impazzisce

Gli "intellettuali del politically correct contro Salvini. Costanzo Preve fu il primo a sostenere che la differenza tra la classe intellettuale contemporanea e quelle dei tempi che l’hanno preceduta è che fino ad oggi, mediamente, gli intellettuali erano più intelligenti del popolo. Mentr oggi, mediamente, sono molto più cretini

di Francesco Magrini

Tra i tanti temi che affastellano le prime pagine dei quotidiani italiani, uno ci colpisce particolarmente, soprattutto per la virulenza delle reazioni che ha generato, e che pertanto forse richiede qualche riflessione: l’obbrobriosa (su questo temine il giudizio è pressoché unanime) citofonata di Matteo Salvini ad uno spacciatore in quel di Bologna. Unanime, dicevamo, la condanna, la costernazione, il ribrezzo. Dalla parte degli intellò à la page ci si domanda, con pensosa preoccupazione, dove finiremo mai, con politici di tal fatta, signora mia. Ma come gli viene in mente, ad un ex ministro nonchè leader di partito – del primo partito italiano – di fare una piece del genere?Ecco, bravi, proviamo a domandarcelo, come gli viene in mente, ed ad analizzarlo seriamente, senza i paraocchi dell’ideologia e dello schieramento politico. Credo che l’analisi vada affrontata su due versanti, due facce diverse della comunicazione politica, della quale Salvini è considerato, e non a caso, un maestro. Un primo tema è quello del “politicamente corretto”.

Nella sua genesi e nella sua logica di fondo, il “politicamente corretto” ha certamente una base nobile e del tutto rispettabile. Se vogliamo, nonostante si consideri – in parte giustamente – un modello comportamentale di matrice tipicamente statunitense, il “politicamente corretto” nasce invece in Europa, in particolare con una genesi che parte dopo la fine delle guerre di religione. Così come il primo ed il più importante trattato di “politicamente corretto” è stato scritto in Europa, quando Voltaire, nel “Trattato sulla tolleranza”, in estrema sintesi per la prima volta enunciò che, se non vogliamo continuare a sbudellarci a vicenda, dobbiamo cominciare a provare a rispettarci a vicenda, rispettando ognuno le caratteristiche e le peculiarità dell’altro. E, per poterci rispettare, dobbiamo cominciare soprattutto vicendevolmente a non offenderci. Quindi il tema del “politicamente corretto” è un tema di forma. Di quella forma che, in un consesso civile, diviene anche nobilissima sostanza, evidentemente, cioè parte fondante della civiltà del consesso stesso. Pertanto, come dicevamo, assolutamente rispettabile.

Ora però, siamo giunti oramai ad un evidente punto di saturazione di quanto sopra perché, anche se su un percorso logico e corretto, siamo ora andati troppo in là, finendo chiaramente fuori strada. Siamo arrivati,
ed è considerazione comune a frotte di analisti di tutto il mondo, ad un livello di sostanziale dittatura mediatica del politicamente corretto tale da far sì che la forma, oramai, sia diventata non solo più importante della sostanza, tanto da far perdere di vista la sostanza stessa, ma perfino in grado di contraddirla, di sminuirla, finanche di capovolgerla. Oramai, la percezione generalizzata è di un approccio che è diventato un assolutismo ed una condanna, e la saturazione per esso serpeggia in modo più che evidente in tutti i popoli occidentali. A questa saturazione, oramai i popoli stanno, a volte inconsapevolmente, contrapponendo un approccio
sostanzialmente diverso, un approccio che chi scrive oramai da tempo definisce il “popolarmente corretto”. Un approccio che banalmente sostiene che la forma, si, va bene ed è importante, ma alla fine quello che
conta è la sostanza delle cose, e che la forma, per quanto vada rispettata, non può arrivare a contraddirla. Approccio, quello del “popolarmente corretto” nel quale Matteo Salvini è oggettivamente un maestro (in questo, per chi segue da vicino le vicende americane, in ottima compagnia, come docente, con Donald Trump).

Bene, credo che questo sia un primo punto di analisi sui fatti di Bologna, fatto che ai pensosi analisti continua a sfuggire ma che secondo me al popolo è molto più che chiaro. Ovvero, che se un leader di partito citofona ad uno spacciatore (come richiestogli da una madre che aveva perso il figlio per la droga vendutagli da queste bestie), la sostanza del problema non è l’ex ministro che citofona. La sostanza del problema è che esiste uno spacciatore impunito. Straordinario come il popolo di questo sia perfettamente cosciente, mentre la classe intellettuale piddina il contenuto, la sostanza della vicenda, la riesca ad ignorare sistematicamente (fu il grande e compianto filosofo Costanzo Preve il primo a sostenere che la differenza tra la classe intellettuale contemporanea e quelle dei tempi che l’hanno preceduta è che fino ad oggi, mediamente, gli intellettuali erano più intelligenti del popolo. E che oggi, mediamente, sono molto più cretini).
E fin qui, siamo alla prima parte del cortocircuito intellò piddini – popolo.

Ma c’è di più. Salvini dimostra di aver compreso perfettamente una cosa. Come dice oggi Francesco Galietti sulla Verità, sembra quasi un riflessologo che si mette, con il suo martelletto, di fronte alla rotula del PD, perché ha
capito perfettamente che quando fa cose come la citofonata di cui sopra, da parte del PD ed intellò affini scatta in automatico il riflesso alla riprovazione, dal disgusto, alla condanna feroce. E questo riflesso genera un clamore mediatico tale per cui, quelli che lo odiano – che sono comunque fortissima minoranza – lo odieranno un pochino di più, ma tutti gli altri, tra cui gli indecisi, di fronte a tanto clamore mediatico, si interesseranno della cosa e, di fronte ad un derby tra un leader politico ed uno spacciatore, beh, dalla parte dello spacciatore non ci si schiererà nessuno.

In omaggio al “popolarmente corretto”, la maggioranza vedrà la sostanza di quanto accaduto, e si schiererà con Salvini – casualmente sempre al centro del dibattito politico. Per chi scrive ha davvero dell’incredibile il fatto che, di fronte alla chirurgica e scientifica precisione con cui Salvini colpisce con il suo martelletto, il PD ed il plesso intellettuale che si porta dietro, puntualmente e regolarmente ci caschino, dando spazio a Salvini ed alla Lega per giorni e giorni, in una straordinaria finestra generatrice di consenso tra tutti coloro che stanno reagendo alla dittatura del politicamente corretto (che, ripeto, sono la stragrande maggioranza delle popolazioni occidentali, non solo in Italia). Ed i nostri amici intellò continuano, incredibilmente, a non capirlo, di essere strumenti che Salvini usa a suo piacimento per continuare a generare consenso in una popolazione che degli intellò e delle loro turbe teoriche, lontane mille miglia da chi vive la realtà, davvero, non ne può più.

Demenza oramai congenita del PD e dei suoi intellettuali di riferimento, o semplicemente il fatto che Salvini, in termini di comunicazione e di visione politica non è uno ma cento passi avanti a tutti gli altri? Forse un po’ tutte e due le cose, ma, per chi scrive, in tutta onestà, come direbbe il mitico Quelo, soprattutto “la seconda che hai detto”.