Sarà arrivato dai pipistrelli cinesi, ma il coronavirus piace tanto ai falchi Usa

Ci stanno bombardando senza dichiarazione di guerra. Paghiamo gli accordi tra Roma e Pechino sulla via della Seta

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di Riccardo Corsetto

Di solito cerco di guardarmi da tentazioni complottiste.
Ma quando ho visto la propaganda americana contro l’Italia, additata come l’untore del mondo dalla CNN di Ted Turner, ho iniziato a credere che abbia ragione il filoso sovranista marxista Fusaro: il Coronavirus potrebbe venire dai falchi americani. Coloro che da tempo soffrono assai l’espansionismo inarrestabile della Cina sul fronte commerciale e non hanno affatto digerito l’accordo Roma-Pechino sulla “Via della Seta”. In un’epoca in cui, va ricordato, il debito estero Usa è detenuto per 2,5 miliardi di dollari tra Cina e Giappone. Nonostante il virus si sia propagato nella Terra del Dragone, in quel di Wuhan, per i media internazionali connessi all’apparato atlantico, il focolaio europeo sarebbe l’Italia, Paese a dieci ore di aereo dal colosso comunista. Tesi sostenuta anche dai cugini francesi e tedeschi dove Covid 19 si è diffuso prima che da noi. Allora è evidente che non possiamo accusare gli americani di aver inventato il Virus per ammazzare economicamente la Cina e i partner commerciali come l’Italia. Come Pasolini, sappiamo ma non abbiamo le prove. Quel che possiamo provare è che stanno volgarmente approfittando del caso.
Un accordo quello sulla Via della Seta, storico e che prevede collaborazioni in diversi campi tra Roma e Pechino: strade, ponti, porti, ferrovie, energia, telecomunicazioni, e commercio. Le aziende italiane in Cina sono circa 5000 e quando il governo italiano, in primavera scorsa ha firmato gli accordi, i falchi di Trump hanno rosicato parecchio. E guarda caso anche l’Unione Europea, che è soltanto una succursale statunitense oltreoceano, e poco ha a che fare con l’Europa dei Popoli pensata da pensatori come Mazzini, Spinelli, ma anche Romualdi. Il 9 marzo del 2019, il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale USA, e assistente speciale del presidente Donald Trump, tale Garrets Marquis, verga su Twitter: “L’Italia è un’importante economia globale e una grande destinazione per gli investimenti, e non c’è bisogno che il governo italiano dia legittimità al progetto di vanità cinese per le infrastrutture”.
Vi cito solo alcuni titoli di qualche mese fa:
La Via della Seta divide Italia e USA, debito pubblico e crescita cause del “voltafaccia” a Trump” (InvestireOggi);
E ancora: “Via della Seta, l’Italia fa bene a sganciare la sua politica estera dagli Usa” (ilFattoQuotidiano);
Il titolo più calzante, che fa ribollire il sangue, è del Corriere della Sera (12 marzo 2019) a firma del corrispondente da Washington, Giuseppe Sarcina: “Via della Seta, la Casa Bianca vuole isolare l’Italia: stop alle informazioni sensibili. Ecco quale sarà, in concreto, la prima reazione degli Stati Uniti, se l’Italia aderirà alla nuova Via promossa dalla Cina“.
A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca. Vi ricordate l’influenza suina? Anche lì i mezzi di comunicazione terrorizzarono la popolazione mondiale per poche migliaia di vittime. Si scoprì presto che la casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu, vendette milioni di dosi ai paesi asiatici. Il principale azionista della Roche era Donald Rumsfeld, segretario della difesa di George Bush, il ‘falco’ della Casa Bianca che fece dichiarare guerra agli Usa contro l’Iraq. E abbiamo visto dopo l’impiccagione di Saddam come è fiorita la democrazia a Baghdad. E con la suina la Roche, da lui controllata, fece vendite milionarie. Ma l’Organizzazione Mondiale della Salute, nonostante le allerte, non autorizzò mai la produzione di farmaci generici per combatterla. Lasciando a Roche il monopolio. Ora gli americani potrebbero già avere l’antidoto a Covid 19. Ma lo commercializzeranno a tempo debito. Non prima di aver mietuto vittime economiche.
Ora tutta questa faccenda, che sta gettando l’Italia in una specie di film apocalittico, senza che i numeri reali giustifichino la psicosi (responsabilità e prevenzione sì ma non il panico), si potrà cavarne una lezione: il globalismo va curato e governato. Covid 19 ci insegnerà, alla fine di questa epidemia economica, oltreché sanitaria, che dobbiamo tornare a stampare moneta e a disegnare confini. Non muri, ma confini certi con porte sorvegliate. Costi quel che costi.

riccardo.corsetto@gmail.com

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