Scuole, Vicepreside Paselli alla vigilia della riapertura: “Preoccupati per poca chiarezza”

L'insegnante e consigliera comunale interviene sulla riapertura delle scuole: "È necessario lavorare in sinergia, ma nonostante gli sforzi poco è stato fatto per risolvere i problemi. Da Azzolina mi sarei aspettata di più"

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Il tema caldo di queste settimane è la riapertura delle scuole, chiuse dallo scorso 4 marzo. Presidi e amministrazioni comunali sono al lavoro per interpretare le linee guida predisposte dal Governo e dal Comitato Tecnico-Scientifico e per individuare le migliori soluzioni per avviare in sicurezza l’anno scolastico. Ne abbiamo parlato con Natascia Paselli, capogruppo della lista di minoranza Noi per Poggio Mirteto al Consiglio Comunale di Poggio Mirteto e vicepreside dell’Istituto Comprensivo “Forum Novum” di Torri in Sabina, in provincia di Rieti.

Siamo a pochi giorni dalla riapertura delle scuole. Come si stanno preparando i Dirigenti Scolastici e le Amministrazioni Comunali?
“I ruoli che ricopro mi permettono di osservare la situazione da entrambi i punti di vista. Siamo certamente preoccupati sia perché non si conosce con chiarezza l’evoluzione della pandemia sia perché le disposizioni ministeriali che si susseguono sono spesso contraddittore o di difficile applicazione. Indubbiamente è necessario lavorare in sinergia nell’organizzazione delle strutture scolastiche per ospitare in sicurezza studenti e personale, a partire dal 14 settembre, data di inizio delle lezioni. Sin dalla metà di giugno scuole e comuni hanno dovuto interfacciarsi continuamente, fare sopralluoghi con tanto di misurazioni di locali, arredi e possibili distanze. Temo però che nonostante gli sforzi, gli adeguamenti dei locali alla normativa non sia possibile in tutte le scuole d’Italia in tempo per l’ipotetica data di apertura, tanto è vero che alcune regioni stanno decidendo lo slittamento dell’inizio delle lezioni a dopo la consultazione elettorale per il referendum. Purtroppo la maggior parte dei comuni italiani non dispone di edifici che rispettano la normativa necessaria per essere sede di seggio e perciò vengono utilizzate in genere le scuole. Penso che a questo punto si potevano riaprire le scuole direttamente il 24 settembre in tutto il Paese, aprirle il 14 per 5 giorni, in orario provvisorio, come sempre ad inizio anno, e dopo che sono state sanificate ed allestite con la segnaletica obbligatoria, per poi chiuderle per le elezioni e ripetere il tutto, mi sembra sinceramente una decisione poco opportuna e soprattutto dispendiosa di tempo e denaro.

Si tratta solamente di problemi di reperimento degli spazi?
No di certo, accanto alle aule che non ci sono, c’è il problema dei trasporti e della mensa, difficile organizzarli dovendo attenersi alle disposizioni fin qui arrivate: gli alunni possono viaggiare sullo scuolabus occupando tutti i posti (e ovviamente con la mascherina), se il tragitto non è superiore ai 15 minuti, perciò i comuni in molti casi sono costretti a fare i centri di raccolta per diminuire i tempi di percorrenza o a fare più viaggi nel caso di percorsi più lunghi e diminuire, quindi, i posti occupati. Per quanto riguarda la mensa ancora non c’è una linea conclusiva, ma la distanza ipotizzata fra gli alunni necessiterà di più turni per la consumazione del pasto. Purtroppo si è pensato all’acquisto dei banchi nuovi, ma se non ci sono gli spazi idonei a cosa servono? Per non parlare poi delle cosiddette “classi pollaio”: se vediamo gli organici degli uffici scolastici è evidente che nulla è stato fatto per diminuire il numero degli alunni per classe che avrebbe già di per sé risolto la problematica del mantenimento della distanza stabilito dal Comitato Tecnico. Come vede le problematiche sono molteplici.

Cosa ne pensano le famiglie?
Sono molto preoccupate perché cercano risposte e certezze che ancora non è possibile dare. Non sanno se i figli torneranno effettivamente sui banchi di scuola o dovranno di nuovo ricorrere alla didattica a distanza che ha creato non pochi problemi alle famiglie, che si sono dovute districare fra il proprio lavoro e la vicinanza ai figli durante le lezioni, in particolare per quelli della scuola primaria. Ad oggi, senza chiarezza, non sanno come organizzare lavoro e scuola. Sono anche preoccupati per l’uso della mascherina durante tutto l’orario di lezione, molto dannoso a detta di molti medici generici e pediatri, contrariamente a ciò che ha affermato il coordinatore Cts Agostino Miozzo: “Le mascherine non sono dannose”. Ma vogliamo calarci nella realtà? All’alunno di scuola primaria, magari di classe prima o seconda, che stanco toglie la mascherina, cosa facciamo? Da lontano lo richiamiamo a voce alta, lo sospendiamo, gli mettiamo la nota, che cos’altro? Ma davvero si pensa che i bambini siano dei robottini?

Se un alunno avrà sintomi che possono essere ricondotti al virus cosa succede?
In base alle “Indicazioni Operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi” del 21 agosto 2020, nel caso in cui a scuola un alunno presenti una temperatura corporea superiore ai 37,5°C o un sintomo compatibile con il Covid-19, verrà isolato in una stanza dedicata e controllato dal personale scolastico, nel frattempo verrà avvisata la famiglia che una volta portato a casa l’alunno, contatterà il proprio medico di medicina generale o il pediatra per gli eventuali accertamenti. Anche qui la situazione è estremamente complicata: in media gli alunni delle scuole di primo grado si ammalano di raffreddore o semplice influenza praticamente da inizio ottobre a fine aprile, sarà estremamente complicato gestire ogni volta la cosa visto che i sintomi sono gli stessi del Covid.

Cosa si aspettava dal Ministro Azzolina?
Sono insegnante di ruolo da 34 anni e conoscevo di fama il Ministro come attivista del sindacato Anief. Visto il suo passato di docente e sindacalista, pensavo avesse una maggiore conoscenza delle problematiche della scuola e soprattutto potesse pensare soluzioni concrete e realizzabili, invece ciò non mi sembra sia accaduto.

Se fosse stata al suo posto cosa avrebbe fatto?
Certamente avrei comprato meno banchi con le rotelle! A parte la battuta, avrei semplicemente diminuito il numero degli alunni per ciascuna classe in modo che potesse essere tranquillamente mantenuto il distanziamento senza dover cercare nuove aule dove mettere gli alunni, alternando, se necessario le lezioni con turni mattino/pomeriggio; di conseguenza avrei aumentato l’organico dei docenti così da assicurare le ore di lezione, stabilizzando i precari ed assumendo chi ne ha diritto. Inoltre avrei lasciato le famiglie libere di mandare o non mandare i propri figli a scuola, senza conteggiare le assenze ed attivando la didattica a distanza per chi ne avesse fatto richiesta. Ma ahimè non sono un ministro, ma una semplice docente che come la maggior parte degli insegnanti, nonostante il misero stipendio, tutti i giorni si fa in quattro per mandare avanti la scuola e permettere a tutti gli alunni di vedere garantito il diritto allo studio… nonostante tutto.

Francesco Amato

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