Corte tedesca deciderà su BCE e quindi sul MES

La sentenza del 5 maggio prossimo dovrà stabilire se la BCE può finanziarie direttamente il debito pubblico degli stati membri. Ad adire i giudici erano stato i parlamentari ordoliberisti di Angela Merkel, contrari all'intervento diretto della banca centrale nel sostegno agli stati. La decisione è di portata storica, perché dalla sentenza dipende anche il destino del MES

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di Tino Oldani – ItaliaOggi

Nei sette anni del suo mandato al vertice della Bce, Mario Draghi è stato l’avversario più tenace del Mes (Meccanismo europeo di stabilità), il discusso Fondo Salva Stati. Un contrasto sotterraneo, ma durissimo, di cui pochi si sono accorti, come ho spiegato ieri su Italia Oggi. In questo duello, Draghi è uscito vincitore grazie a due sentenze della Corte di giustizia europea, che hanno riconosciuto la legittimità dei due nuovi strumenti finanziari messi in campo da Draghi per salvare l’euro: prima le operazioni Omt (Outright monetary transactions), poi il Quantitative easing, l’acquisto di titoli pubblici dei paesi dell’eurozona in difficoltà. In entrambi i casi, a sollevare dubbi di legittimità sull’operato di Draghi davanti alla Corte europea è stata la Corte costituzionale tedesca, spinta dal ricorso di 35 deputati della Cdu di Angela Merkel, da sempre ostili a qualsiasi forma di condivisione del debito su scala europea, e perciò favorevoli al Mes, che concede prestiti agli Stati soltanto a condizioni capestro, ed è guidato dal falco tedesco Klaus Regling.

Per inciso, la Corte europea ha precisato che la Bce può svolgere la propria politica monetaria senza ricorrere al Mes, il cui impiego è una facoltà, non un obbligo. Clausola di enorme importanza, che ha consentito a Draghi di attuare in modo autonomo, dal 2014 in poi, la politica del Quantitative easing, e lo consente tuttora a Christine Lagarde, la quale, dopo la nota gaffe iniziale, ha cambiato rotta e lanciato un piano di acquisti di 750 miliardi per superare la crisi da Covid-19. Tuttavia la partita non è affatto conclusa. Appena Draghi ha lasciato la Bce, la Germania della signora Merkel ha iniziato a fare un pressing asfissiante sui paesi dell’eurozona affinché si dia via libera al Mes, nel rispetto delle sue condizionalità capestro. In buona sostanza, una tenace ricerca di rivincita contro l’eredità di Draghi, dettata da due fattori: la mai sopita volontà tedesca di egemonia in Europa, unita ai dogmi dell’ordoliberismo e dell’austerità.

La durezza e l’efficacia di questa campagna politica tedesca sono sotto gli occhi di tutti anche in Italia, dove non passa giorno senza che gli esponenti del Pd, in testa il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, chiedano l’intervento del Mes, imitato ieri da Emma Bonino (+Europa), nota cocca dello speculatore George Soros. Una gara di servilismo politico, che sembra mostrare addirittura una certa fretta. E non è un caso. Anche Merkel ha fretta, e vuole che i paesi dell’eurozona decidano sul ricorso al Mes prima di una data precisa: il 5 maggio prossimo.

Per quel giorno, eccoci al punto, è previsto che la Corte costituzionale tedesca debba pronunciarsi di nuovo sulla legittimità del quantitative easing della Bce; in caso contrario, la Germania non sarebbe più tenuta a rispettare tale politica europea, ma a seguire il dettato della Costituzione federale, il quale, anche se può sembrare incredibile, è considerato dai tedeschi prevalente sui trattati europei. Dunque, quella del 5 maggio sarà una sentenza che potrebbe decidere il futuro della Bce e dello stesso euro: un via libero definitivo al Qe, oppure una bomba devastante.

Ma come si è arrivati a questo punto? Rapido ripasso: dopo le sentenze della Corte europea a favore dell’Omt e del Qe, nel 2016 anche la Corte costituzionale tedesca aveva riconosciuto anch’essa la legittimità del Quantitative easing, ma a patto che la Bce si attenesse a limiti molto stringenti, primo fra tutti che il volume degli acquisti di titoli di Stato fosse limitato e preordinato. Una condizione che, per gli economisti ordoliberisti tedeschi e per alcuni esponenti della Cdu, non è stata rispettata dalla Bce. Nel loro mirino non c’è solo Draghi, ma anche la Lagarde, in quanto il suo piano Qe di 750 miliardi prevede di non rispettare la cosiddetta «capital key», regola che consente alla Bce di acquistare i titoli pubblici di un paese in crisi soltanto in proporzione alla quota detenuta nell’azionariato della stessa Bce. Tale limite, tuttavia, era stato superato anche durante la gestione Draghi, in alcuni casi (Francia e Italia).

Non solo. Lagarde, dopo il cambio di rotta, ha dichiarato più volte che per fare fronte alla crisi da Covid-19 gli acquisti senza limiti della Bce potranno includere gli eventuali eurobond o i coronabond, proposti dall’Italia e da altri 13 paesi Ue. Ma questa è considerata un’eresia intollerabile per la Germania ordoliberista, che non vede l’ora di fare rientrare il Qe entro limiti più angusti, per dare corda al Mes. Su questo punto, la sentenza della Corte costituzionale di Karlsruhe del 5 maggio sarà decisiva. E se giudicherà il Qe della Bce non conforme ai paletti fissati nel 2016 dalla stessa Corte, l’ipotesi che il piano da 750 miliardi si blocchi, o addirittura salti, non è affatto un’assurdità, visto che Berlino potrebbe chiamarsi fuori. Una sentenza simile rischia di essere decisiva, in senso negativo, per lo stesso futuro dell’Unione europea e dell’euro.

Probabilmente è per questo che la Merkel ha fretta di rilanciare il Mes come unico strumento Ue anticrisi, per evitare tensioni europee più gravi tra un mese. Conosce già la sentenza? Guarda caso, dopo il 2016 la composizione della Corte di Karlsruhe è cambiata. Con quale regia? Fate voi.

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