Sit in durante diretta Floris: “La7 prenda posizione su Gnocchi, Offesa Petacci spot a violenza donne”

Caso Gnocchi, manifestanti incontrano portavoce La7: “Chiedete scusa o prendete distanze”. "Vi faremo sapere”

Riccardo Corsetto

Quando i partecipanti al sit in sono arrivati sotto ai cancelli degli Studios di via Tiburtina, pacificamente e senza simboli di partito, non si sono accontentati di srotolare lo striscione con la scritta: “Gene della codardia e dell’infamia, dove “Gene” stava chiaramente per Gnocchi e “infamia” per l’accostamento infelice di Claretta Petacci a un maiale.

I manifestanti – una cinquantina circa – (in buona parte vicini al partito di Giorgia Meloni) hanno chiesto le scuse ufficiali a La7, l’emittente televisiva che martedì scorso ha ospitato lo show incriminato di Gene Gnocchi sull’amante di Benito Mussolini, e anche di poter raggiungere il salotto politico, DiMartedì, condotto dal giornalista Giovanni Floris. Consenso negato dalla Polizia e dai vigilanti che hanno acconsentito, però, alla richiesta di avvisare la redazione affinché mandasse qualcuno in strada per incontrare i manifestanti, e chiarire una volta per tutte l’affaire Gnocchi.

 

Giuseppe Calendino e i manifestanti parlano con ufficio stampa La7

La produzione ha risposto inviando un portavoce, a cui i partecipanti hanno chiesto una formale presa di posizione a La7 sul caso.
“Non è una questione tra fascisti e antifascisti – hanno spiegato i promotori- “Gnocchi ha offeso la memoria di una donna violentata e uccisa per aver amato un uomo, c’è in ballo la dignità umana di tutte le donne ammazzate senza colpe. Una battuta pessima che va oltre la Petacci. E se Floris, che è un giornalista, ride invece di moderare, finisce per fare uno spot al femminicidio. Vorremmo che la vostra azienda prenda una posizione, non è poi così brutto chiedere scusa quando si sbaglia”.

“Ma Gene ha già spiegato l’equivoco sulla sua battuta” – è stata la replica del portavoce de La7, “lo ha spiegato bene Luca Bottura (già firma de L’Unità, nda) e autore di Gnocchi: Gene non voleva dire che la petacci è un maiale, ma che il maiale domestico della Meloni si chiama, nostalgicamente, Claretta Petacci”.

Un’attenuante che avevano già proposto Selvaggia Lucarelli (raccontando del suo cane di nome Duce) e il vignettista Vauro, secondo il quale Gnocchi “non deve scusarsi, perché è come se a me avesse detto che ho un cane di nome Stalin”. “Certo è che Stalin non è morto ammazzato, dopo uno stupro di massa” è stata la replica dei manifestanti, a cui, pur in un confronto civile, le spiegazioni del portavoce dell’emittente non sono andate giù.

Diversi gli esponenti locali nel drappello: l’ex assessore della giunta Alemanno Fabrizio Ghera, l’ex consigliere della Regione Calabria Gabriele Limido, i consiglieri municipali Giuseppe Calendino, Alberto Mariani e Daniele Giannini. Augusto Santori del comitato Difendiamo Roma e fratello di Fabrizio, consigliere regionale del Lazio.
“Le vostre richieste sono già arrivate a destinazione” ha detto infine il portavoce dell’azienda di Urbano Cairo, “le rinnoverò ai vertici e vi faremo sapere.” Ad oggi tuttavia nisba.