Stadio Tor di Valle: Pallotta a Roma incontrerà Raggi e Zingaretti

James Pallotta è atteso a Roma: stasera parteciperà a Roma-Lione e domani incontrerà Virginia Raggi e Nicola Zingaretti. Ma non è stato messo ancora per iscritto il progetto ufficiale e non si conosce il mezzo con cui il Campidoglio ovvierà la modifica del progetto, a cui la giunta Marino aveva attribuito la pubblica utilità

Domani il presidente dell’As Roma James Pallotta potrebbe incontrare i vertici delle istituzioni locali romane: la mattina la sindaca Virginia Raggi e il pomeriggio il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Riunioni ancora da confermare ufficialmente, ma che dovrebbero avere al centro il tema del nuovo stadio di proprietà del club giallorosso. L’imprenditore di Boston è arrivato nella Capitale oggi pomeriggio e assisterà in serata al ritorno degli ottavi di finale di Europa League tra Roma e Lione, con i giallorossi chiamati a una difficile rimonta dopo il 4 a 2 subito all’andata in Francia.

Ma il pensiero del presidente va anche al progetto dello stadio. Tre settimane fa la sindaca Virginia Raggi e il dg romanista Mauro Baldissoni hanno annunciato l’accordo per un nuovo progetto che dimezza le volumetrie da circa un milione di metri cubi a poco meno di 500mila eliminando le tre torri del business park, che verrebbero sostituite da una dozzina di palazzine ad uso uffici. Ma il nuovo masterplan, ad oggi, non è ancora stato messo su carta e difficilmente Pallotta si presenterà dalle istituzioni con documenti ufficiali. Sembra più probabile che gli incontri servano a certificare l’accordo raggiunto, nella consapevolezza che la conferenza dei servizi attualmente in corso, che tornerà a riunirsi il 5 aprile, potrebbe terminare senza esito dato che è stata convocata sul progetto che nel dicembre 2014 ha ottenuto dall’Assemblea Capitolina la dichiarazione di pubblica utilità.

L’incognita resta legata allo strumento tecnico che il Campidoglio sceglierà per modificare il progetto, ovvero una delibera di novazione della precedente oppure un testo nuovo di zecca. A quel punto potrebbe servire una nuova conferenza dei servizi, che inevitabilmente sposterebbe il termine dell’iter delle autorizzazioni di altri sei mesi. (L’UNICO)

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