StopEuropa, censura da ministero di Patuanelli per critica all’Euro. Corsetto: “Andremo al TAR”

Il MiSE non approva il logo del think tank StopEuropa perché critico nei confronti dell'Euro. Interviene il portavoce Corsetto: "Censura lesiva del diritto costituzionale sulla libertà di pensiero e d'espressione di milioni di italiani. Ricorreremo al TAR di Roma"

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Scopriamo che avere opinioni critiche sull’Euro e sulla moneta unica è divenuto un fatto sovversivo. Da oggi quasi 30 milioni di italiani, che criticano l’euro civilmente, sono “de facto” additati di eversione, secondo quanto ci scrive il MiSE, il ministero dello Sviluppo Economico guidato dal grillino Stefano Patuanelli, in una nota dell’Ufficio Marchi e Brevetti“. Lo denuncia in una nota il giornalista Riccardo Corsetto, portavoce di “StopEuropa e Stop Euro”, think tank divenuto noto in tempo di pandemia per la proposta di istituire forme di moneta parallela, “biglietti di Stato del ministero del Tesoro, così da esorcizzare il ricorso a forme di finanziamento a debito e usura, come accaduto in Grecia col MES“.

Il dicastero guidato dal ministro Patuanelli del governo Conte, esattamente come fossimo in Cina o in un qualunque altro regime dittatoriale, ci impedisce di registrare il marchio “StopEuro”, motivando il diniego con parole che ricordano i regimi dittatoriali, poiché, scrive testuale l’Ufficio Marchi e Brevetti del MiSE, «il segno è contrario alla legge e all’ordine pubblico perché chiaramente orientato a promuovere la fuoriscita dall’area Euro con possibili sconquassi dell’ordine monetario pubblico e in violazione dei trattati europei approvati dal Parlamento della Repubblica e come tali aventi forza di legge»“, aggiunge Corsetto.

E ancora, ci scrivono dal ministero, «il marchio è idoneo a ingannare il pubblico in quanto veicola il messaggio che sia possibile e facile l’abbandono dell’Euro mentre costituisce un percorso gravido di difficoltà essendo chiaramente contrario alle leggi» – dichiara il giornalista –. Siamo al capolinea della follia uniformatrice del pensiero unico dominante, se il governo italiano per mezzo di un suo ufficio di pubblico servizio giunge, nell’anno domini 2020, a censurare il pensiero di milioni di italiani“.

Quello che maggiormente sconcerta, al di là del diniego formale alla registrazione del nostro logo, è lo stile morale e moralizzante nella risposta del MiSE, che dopo la censura tout court per “contrarietà all’ordine pubblico”, suggerisce paternalisticamente le condizioni di “un percoso gravido di difficoltà” quale quello dell’uscita dall’Euro“, si legge ancora nella nota.

Questa censura, lesiva del diritto costituzionale sulla libertà di pensiero e d’espressione, sarà oggetto di controdeduzioni e di ricorso eventuale davanti al TAR di Roma – conclude la nota –. Noi continueremo nel frattempo a ritenere l’Euro una moneta “debito” che circola contro gli interessi degli italiani, senza per questo sentirci “sovversivi”, ma semplicemente uomini e donne liberi di pensare“.

F.A.

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