Tar respinse ricorso Tredicine: Perdite per milioni di euro con Camion bar lontano da Colosseo

I ricorrenti lamentavano un danno economico del 100% in due anni dovuto a provvedimenti ritenuti “illegittimi”. Ma i giudici danno ragione al Comune

di Riccardo Corsetto

Circa 5 milioni e mezzo di euro in trenta mesi. “478,08 euro al giorno” per ciascun camion bar spostato dal Centro Storico e posizionato fuori dal cuore di Roma. Senza contare un “50% di investimenti” spesi per l’adeguamento alle prescrizioni in materia di somministrazione ambulante. A occhio, 8 milioni di euro.

È questa la stima del danno d’impresa che emerge dal ricorso al Tar promosso dalla famiglia Tredicine – nota per il controllo delle licenze commerciali per ambulanti a Roma – nei confronti del Comune di Roma, del MIBACT, e del Dipartimento Sviluppo Economico Attività Produttive e Agricoltura di Roma Capitale. Il ricorso però è stato respinto dai giudici della Seconda Sezione Ter del TAR, presieduta da Giuseppe Rotondo, con sentenza del 5 maggio scorso.

I ricorrenti chiedevano l’annullamento della Delibera di Giunta n° 121 del 2016 che porta la firma del sindacoVirginia Raggi, e la conseguente D.D. del Direttore del Dipartimento Sviluppo Economico Attività Produttive e Agricoltura di Roma Capitale, che – in sintesi – prorogano l’allontanamento dei camion bar dai siti monumentali di maggior prestigio del Centro storico: Pantheon, Piazza Navona, Circo Massimo e Tridente. Almeno fino al 31 dicembre del 2017. Provvedimenti avviati in verità dalla precedente Giunta, nell’estate del 2015, quando l’ex sindaco Marino spostò 76 titolari di licenza (tra camion bar, urtisti e fiorai) in zone più periferiche come Lungotevere Oberdan, Diaz, Testaccio e Piramide Cestia.

I Tredicine hanno stimato nel ricorso il costo di quella “rivoluzione”. Secondo quanto si legge nel testo, avrebbero perso, per ciascuna singola postazione, il 99,74% di incassi, passando da “478,08 a 1,24 euro”. Mancati introiti con perdite che arrivano al 100%, a seguito alla decisione di abbandonare le attività a causa dei siti non appetibili dal punto di vista commerciale. 

Ma quello del danno economico non era l’unico motivo del ricorso sottoscritto da 19 soggetti, fra cui Stefano, Dino, e Tania Donatella Tredicine.

I ricorrenti ritenevano illegittima la Delibera anche a causa della proroga di dodici mesi alla collocazione “temporanea” delle postazioni, spostata al 31 dicembre del 2017 e per non aver attivato meccanismi di partecipazione e coinvolgimento della associazioni di categoria.

Il Tavolo Tecnico per il Decoro del Centro Storico era stato istituito dal Comune nell’aprile del 2014 (in epoca Marino) per adeguarsi alle disposizioni a tutela del patrimonio storico contenute nella Direttiva “Ornaghi” del Ministero dei Beni Archeologici e Culturali. Lo scopo era ed è regolamentare le attività commerciali e artigianali incompatibili con la tutela del patrimonio storico e artistico. Ma la legge prescrive la partecipazione anche della Regione Lazio nell’adozione delle misure adottate dagli enti locali, partecipazione che secondo i ricorrenti non avrebbe avuto luogo nella Delibera partorita dalla Giunta pentastellata.

Condizioni che avrebbero insomma minato il diritto di “equivalenza economica” dei ricorrenti, ovvero alla conservazione della redditività. Un perdita di profitto che secondo i legali sarebbe per legge da compensare “con l’indennizzo” oppure con “l’individuazione di un posteggio equivalente.”

L’eventuale sospensiva del TAR avrebbe certamente esposto il Comune di Roma a un risarcimento milionario. Ma i giudici hanno respinto il ricorso, che “non palesa sintomi di fondatezza” giudicando “insussistente il presupposto del danno grave ed irreparabile nella considerazione che l’attività commerciale tuttora viene esercitata in appositi stalli di collocamento ancorché temporanei”. Così è deciso. (L’UNICO)

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