Tavolini e dehors, la replica di Abitare Ponte Milvio: “Nessuna guerra a esercenti”

Paolo Salonia, portavoce di Abitare Ponte Milvio, precisa sull'Assessore Alessia Vivaldi: "Non è più nel nostro comitato"

REPLICA ALL’ARTICOLO DI ANDREA FURETTO – L’UNICO del 12/12/2016

Dopo avere letto l’articolo di Andrea Furetto “Tavolini e dehors a Ponte Milvio, l’assessore Vivaldi e la stangata agli esercenti”, che appare su L’UNICO del 12 dicembre 2016, riteniamo doveroso rimettere ordine negli argomenti di cui si tratta, riposizionando qualche puntino sulle giuste “i”. La prima osservazione, tra le tante, che viene da fare è per sottolineare che un giornalista quando si accinge a scrivere dovrebbe, per prima cosa, documentarsi bene, anche delle proprie fonti, per non rischiare poi di scrivere inesattezze. Infatti, Andrea Furetto non sembra adeguatamente informato quando scrive di connivenze tra il Comitato Abitare Ponte Milvio e l’attuale Assessore al Commercio del Municipio XV. Eppure sarebbe bastato leggere la lettera aperta firmata dal sottoscritto e pubblicata recentemente su un giornale locale, ultima di una serie di commenti, nella quale si criticano severamente le scelte, le modalità e i tempi adottati dalla Giunta e dal suo Assessorato. L’Assessore (Alessia Vivaldi, ndr), che già prima di diventare tale, era uscito dal Comitato per legittime diversità di vedute, penserà lei stessa autonomamente come regolarsi nei confronti dell’Autore di simili illazioni. Dal canto nostro chiediamo che voglia esporre pubblicamente le prove sulla base delle quali dichiara che le azioni del Comitato sono ispirate da “interessi particolari” e fondate su “dilazioni”. Lo ringraziamo, viceversa, per avere riconosciuto il carattere di “nomen omen” del nostro titolo, cosa che rivendichiamo con orgoglio. Infatti, “abitare” possiede un significato esteso – già Heidegger lo aveva ricordato – nel senso di “costruire”. L’essere al mondo come abitare significa quindi costruire un mondo. “Abitare Ponte Milvio” intende contribuire alla costruzione di un mondo di convivenza civile tra quanti sono presenti in questa parte di città, lavoratori e residenti. Se l’autore dell’articolo si fosse documentato e avesse letto con attenzione le cose che scriviamo, forse non sarebbe caduto in analisi così grossolane. Senza soffermarci più del dovuto su frasi e giudizi che si commentano da soli, sui “nemici giurati” sulla visione della città come “dormitorio”, su alcune inesattezze (a parere nostro) circa la vicenda della “spiaggetta dei cani”, sulla posizione assunta dal Comitato nei confronti della “torretta” di via Flaminia, chiarita adeguatamente la differenza di posizioni tra il Comitato e l’Assessore e riattribuito al Comitato il suo reale profilo, forse non vale spendere altre parole su questi argomenti. Invece preme affrontare il tema specifico dell’uso della Città Storica. Furetto si chiede “ cosa c’entrino i tavoli dei bar e dehors” con la Città Storica. Lo informiamo che esiste un complesso organico di normative vigenti, alla scala comunale, nazionale, senza scomodare addirittura i soliti articoli della Costituzione. Oltre ad importanti riferimenti internazionali, quali l’appartenenza del Centro Storico, e di alcune parti della Città Storica, di Roma alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità redatta dall’UNESCO. Per cui, anche Ponte Milvio rappresenta un bene che appartiene a tutta l’Umanità (per quanto sterminato possa apparire il concetto). Appartenenza che prevede il rispetto di regole che impongono il loro preciso accoglimento. In una parola complessiva, si tratta di regole che riguardano anche limiti, diritti e doveri di chi svolge attività “ dedite al food and beverage”. Non vogliamo congelare tutto e creare il deserto. Vogliamo semplicemente sottolineare la necessità di mettere in atto un lavoro comune che porti al rispetto delle regole da parte di tutti, con la comune finalità di “abitare Ponte Milvio” insieme, contro lo squallore di una immagine di città violentata e deturpata, contro un degrado insopportabile, contro gli atteggiamenti prevaricatori da qualunque parte provenienti. E così difficile da accettare? Non esistono “guerre dichiarate agli esercenti” condotte come una crociata da parte del Comitato Abitare Ponte Milvio. Il clima di guerra sembra che stazioni solamente nella visione di parte del nostro Autore. Per sua informazione (se intende riceverla), il Comitato si sta adoperando da anni per l’apertura di un processo partecipativo, all’interno del quale ciascun stakeholder possa portare il proprio contributo, alla ricerca comune e armonizzata di un generale innalzamento della qualità della vita, nel rispetto delle regole. In termini di lavoro, di quiete, di reciproco vantaggio, di paesaggio urbano, di salvaguardia del bene comune (altro concetto astruso). Forti del e confortati dal permesso concesso benevolmente da Andrea Furetto di poter continuare a possedere “invero il diritto di proseguire” la nostra attività sul territorio, lo tranquillizziamo assicurandogli che da oggi la svilupperemo con impegno e sensibilità ancora maggiori. Nell’interesse, anche, di tutti quei residenti ai quali la nostra presenza è nota da anni.

Paolo Salonia
Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

 

LA RISPOSTA DELL’AUTORE

Gentile Sig. Salonia,
pubblichiamo la sua replica integrale e rispondiamo. E’ innegabile che la signora Assessore Alessia Vivaldi sia stata da tempo, almeno dal 2012, pubblicamente riconosciuta come una delle rappresentanti più attive del suo comitato. Ne dà prova lei stesso e diversi articoli di stampa anche nazionale. Il fatto che la signora abbia in tempi recenti lasciato il Comitato Abitare Ponte Milvio (lei dice per “legittime diversità di vedute”), non altera l’adesione della signora a un certo stile di contrasto alla movida, che resta fedele a quello del Comitato “Abitare Ponte Milvio”, e non altera a nostro giudizio la bontà delle informazioni narrate. Apprendiamo da lei che la signora Assessore ha recentemente costituito un nuovo Comitato indipendente, in tempi precedenti le ultime elezioni amministrative, e diamo quindi doverosamente spazio a questa precisazione che però, nella sostanza, non altera la bontà della nostra cronaca ma la completa.

Veniamo alla bontà della notizia circa gli esposti e le denunce. Tale attività ci pare di pubblico dominio, per altro più volte pubblicamente rivendicata. Si veda solo per fare un esempio il quotidiano: La Repubblica, del quale si allega un articolo esplicito.

Intendiamoci: tutto lecito! Come lecito è il mio diritto di critica nel raccontare fatti e circostanze che riguardano il territorio e l’origine delle parti coinvolte nel confronto e nel dibattito sociale.

A tali fatti, incontrovertibili, ho voluto imprimere un giudizio critico – non certo per avallare (non sia mai) la trasgressione delle regole comuni a noi tutti care – ma per sottolineare implicitamente le conseguenze nefaste che alcuni piccoli esercenti della zona, la cui identità difendiamo per deontologia professionale, hanno dovuto affrontare per i vostri reclami non sempre confermati dalla giustizia amministrativa alla fine del loro iter. Esposti che ad un’associazione non costano nulla, ma a un’impresa familiare costano in termini di spese legali e danno economico anche quando ne escono vincenti. Non farete certo la “guerra agli esercenti” signor Salonia, e in fondo questo era solo un titolo giornalistico, virgolettato peraltro, ma di certo in questi anni la prova del ricorso alla denuncia l’avete fornita voi stessi pubblicamente, come dimostrano i titoli di giornali di rilievo nazionale e locale. L’abbiamo raccontata e criticata perché ogni volta che un esercente o un’azienda esce indenne da un procedimento scaturito da una denuncia, finisce comunque per pagare un conto salato. Qualcuno invece avvia una carriera politica, siamo certi in buona fede. A questo serviva il racconto esemplificativo legato alla vicenda della spiaggetta per cani sugli argini del Tevere. Ci auguriamo di aver dato adeguato spazio al suo diritto di replica.

Andrea Furetto

 

Lascia un commento

commenti