Tavolini e ‘funghi’ su suolo pubblico

I consigli degli avvocati Paolo Palma ed Elisa Cacciato Insilla riguardo al contenzioso amministrativo con Roma Capitale circa l’occupazione di suolo pubblico da parte delle attività commerciali

tavolini e funghi su suolo pubblico

di Paolo Palma e Elisa Cacciato Insilla*

Il nostro studio legale, nell’ambito della gestione del contenzioso amministrativo, ha affrontato la problematica inerente l’occupazione di suolo pubblico da parte delle attività commercialitavolini e funghi su suolo pubblico

Avendo avuto modo di ascoltare la voce ed il parere di molti ristoratori ci siamo convinti dell’assoluta necessità, ai fini commerciali ed anche al fine di rispondere alla richiesta della collettività, della presenza dei dehors e delle occupazioni di suolo pubblico, che consentono a turisti e cittadini di cenare, pranzare o prendere un aperitivo all’aperto, godendo delle bellezze della città. D’altronde anche le capitali nord europee, che non godono certamente del nostro clima, hanno compreso il servizio offerto alla collettività dai dehors, tramutandoli in una risorsa ed in un’attrattiva. Incredibilmente a Roma accade tutt’altro. tavolini e funghi su suolo pubblico

LEGGI: PONTE MILVIO, L’AMMINISTRAZIONE CHE ODIA LA MOVIDA

Ma veniamo alla situazione attuale. Roma Capitale, in attuazione della direttiva ministeriale del 2012, ha intrapreso un percorso volto alla revoca di numerose concessioni di suolo pubblico. Ebbene, come sosteniamo da tempo dinanzi alle sedi di competenza, le revoche delle concessioni di suolo pubblico devono essere sorrette da motivazione circa i mutamenti intervenuti sulla situazione di fatto, ovvero le ragioni per cui una situazione sia pure uguale debba essere considerata in modo diverso da quanto si fece all’inizio del rapporto.
Diversamente si sottrarrebbe il provvedimento di revoca ad ogni concreta possibilità di verifica anche in sede giurisdizionale, con sostanziale inammissibile svalutazione degli interessi dei soggetti privati da legittimi a semplici. In tutti i casi di revoca delle occupazioni esistenti va effettuata una valutazione ponderata tra il pubblico interesse e la tutela degli interessi privati, anche in termini di diritti acquisiti inevitabilmente compromessi.
L’Amministrazione è tenuta a contemperare gli interessi in gioco, come chiarito più volte dalla Giurisprudenza Amministrativa.

Ebbene, nelle revoche delle Concessioni, quasi sempre Roma Capitale non fa altro che richiamare apoditticamente il decreto Ministeriale del 8/5/2014, il quale a sua volta si fonda, a nostro avviso, su un’errata interpretazione della Direttiva Ministeriale del 10/10/2012.
Difatti la Direttiva Ministeriale del 10/10/2012 non ha previsto alcun automatismo tra la dichiarazione di interesse storico-culturale di pubbliche vie o piazze e la rimozione dei tavolini, sedie e, in generale, dei dehors dei locali.

In concreto la suddetta Direttiva del 10 ottobre 2012 non contiene un divieto assoluto e si limita a demandare ai Comuni l’individuazioni dei provvedimenti da adottare per la tutela del patrimonio storico culturale, senza prevedere che vadano rimosse tutte le strutture stabili e/o precarie, posizionate sul suolo pubblico per l’esercizio delle attività commerciali.
Ciò risulta non solo dal testo della Direttiva del 10/10/2012, concernente l’esercizio delle attività commerciali su aree pubbliche in forma ambulante o su posteggio, ma anche dal parere reso dal Ministero per i Beni e le attività Culturali, avente ad oggetto proprio l’interpretazione della medesima Direttiva.

In altre parole secondo la Direttiva del 10/10/2012 non sussiste alcun automatismo tra la qualifica di bene di interesse storico artistico o monumentale ed il divieto di occupazione di suolo pubblico, ma è necessario individuare caso per caso quali sarebbero gli usi non compatibili.

Inoltre si rimarca come in vari casi, trattati dal nostro studio legale nell’anno 2016, il Tar del Lazio ha rilevato, giustamente, l’eccesso di potere ed ingerenza del Ministero nelle valutazioni discrezionali degli Enti Locali e soprattutto della Regione, con pronunce che hanno salvaguardato i diritti di conservazione delle OSP sia in sede di sospensiva che in sede di merito. tavolini e funghi su suolo pubblico

Infatti il Ministero non avrebbe potuto interferire in via diretta sull’organizzazione del centro storico di Roma Capitale e delle altre città, non potendo fare altro che demandare alle autorità competenti, e cioè all’Ente locale, una valutazione caso per caso delle modalità di tutela dell’interesse pubblico. tavolini e funghi su suolo pubblico

In altre parole il decreto dell’8 maggio 2014 è viziato da incompetenza così come lo è la direttiva del 10 ottobre 2012, se interpretata nel senso di imporre agli Enti locali il divieto di autorizzare le concessioni di suolo pubblico. tavolini e funghi su suolo pubblico
Auspichiamo un intervento del legislatore che possa realmente contemperare i vari interessi.

*Legali consulenti della Casa del Cittadino Ponte Milvio – Via Riano 44.

Contattaci per un consulto. (L’UNICO)

 

Lascia un commento

commenti