Teodoro Buontempo: non ci avete fatto caso, ma aveva un grande naso

Pietrangelo Buttafuoco racconta il missino abruzzese attraverso il Cyrano di Rostand. Sala gremita al Teatro Due Pini: in prima fila l'ex sindaco Alemanno e gli ex ministri e 'camerati ' di una vita, Francesco Storace e Maurizio Gasparri. Presente anche Donna Assunta Almirante. L'evento voluto dai figli di Buontempo. Lo chiamavano Er Pecora ma era un nobile di umiltà

Teodoro Buontempo

di Riccardo Corsetto 

Non ci avete fatto caso ma aveva un grande naso. Con queste parole lo scrittore siciliano Pietrangelo Buttafuco ha chiuso il ricordo del politico abruzzese, scomparso quattro anni fa. Per parlare di Buontempo, personalità del mondo della destra nota per le eccezionali qualità umane, Buttafuoco ha preso in prestito, rimaneggiandolo, il Cyrano di Edmond Rostand. “La storia ve la ricordate…” ha ripetuto Buttafuoco, nel suo monologo al teatro Due Pini di Roma, ma “Cyrano non è un personaggio della fantasia di Rostand, Cyrano è esistito veramente, in carne ed ossa. E io l’ho conosciuto.”

PIU’ CHE ER PECORA, UNA MOSCA BIANCA

Per molti, nella galassia della destra romana, è stato Er Pecora. Perché nell’anno critico del 1968, giunto dall’Abruzzo, senza soldi in tasca ma ricchissimo di passione, Buontempo ha dormito per mesi dentro un’automobile, nei pressi della Facoltà di Valle Giulia, che i ragazzi di quella generazione ricordano come teatro di alcuni degli scontri più cruenti – tra studenti comunisti e fascisti del Dopoguerra.

Ma quell’appellativo – affettuoso e ironico, in fondo non rese mai i giusti onori all’uomo. Che oggi ha il merito e il primato di rappresentare per le giovani generazioni l’esempio più puro non solo del militante perfetto – come in troppi riducono spesso la figura di Buontempo – ma del politico che ha fatto del servizio al popolo, la sua missione e morale politica.

I POLITICI DIMENTICANO DA DOVE VENGONO, TEODORO NO

Efficace oratore, spesso incontenibile, Buontempo non aveva lo stile di Giorgio Almirante, ma con lui merita un posto nell’Olimpo del Movimento Sociale Sociale Italiano, per la qualità della sua passione politica e umana. Che gli permise di svolgere 40 anni di mandati da vero campione di rappresentanza. Ineguagliabile nella sua capacità di restare instancabile servitore della gente e fiero combattente della sua missione. I politici dimenticano quasi sempre da dove sono partiti. Buontempo non lo fece. I più finiscono per scambiare gli ideali della gioventù con le occorrenze della maturità.

Buontempo invecchiò e si ammalò. Ma fino alla morte avvenuta nel 2013 a Roma, dentro di lui rimase sempre vivo il giovane idealista. Il Cyrano de Bergerac… La storia la conoscete, dice Buttafuoco. Che a dispetto degli anni non invecchiò mai.

La sua destra sociale fu talmente sociale che secondo lo scrittore siciliano era “sinistra”. Ma

Sinistra vera però. Quella dell’emancipazione e il diritto degli ultimi e degli umili.

Buontempo – dice Buttafuoco – è come il “soldataccio che i potenti temono perché ‘sa combattere e sa stare all’addiaccio’. Un combattente “tra pari” che gioisce e patisce nella milizia. Che abita la trincea e l’ama.

Che per missione guarda negli occhi gli umili. Più che Er Pecora, Buontempo fu ed è una mosca bianca nello spazio desolante della politica contemporanea. In questa epoca sciagurata che ha bandito gli ideali e messo in fuga i giovani dalla partecipazione civile e politica.

MUTUO SOCIALE E SIGNORAGGIO, BUONTEMPO E POUND

Grazie a lui il vocabolario di massa italiano oggi conosce il termine “mutuo sociale”. Lo fece approvare da assessore regionale del Lazio. Forse la più nobile delle idee sociali della destra italiana. Che vede nella proprietà della casa un diritto fondamentale dell’uomo.

Fondò e condusse Radio Alternativa, un laboratorio meta politico che fece storia, in via Sommacampagna, da cui oggi prende il nome un movimento di giovani che a lui si ispira.

Passò al guiness dei primati per aver parlato 28 ore di fila in un consiglio comunale. Grande lettore di Pound e del professore Giacinto Auriti, abruzzese come lui, denunciò il signoraggio bancario fino agli ultimi giorni. La moneta come merce di proprietà di banchieri privati e non come mezzo di proprietà del popolo. Idee enormi. Difficili da tramandare nell’epoca del mercato e del pensiero unico. Oggi i giovani di Sommacampagna raccolgono il testimone di Teodoro Cyrano. Questo nobile di umiltà. E la speranza arde. (L’UNICO)