Centocelle: nube tossica pervade da giorni il parco archelogico

A distanza di due settimane dall’incendio dei rifiuti presenti nella “discarica” nel parco di Centocelle, il fumo pervade ancora le zone circostanti

Sono diversi giorni che una nube tossica si impone sul parco archeologico di Centocelle.
Questa piccola “terra dei fuochi” sta permanendo nel silenzio delle istituzioni e a pagarne i danni sono i residenti della zona. I fumi dell’incendio nato nell’immondizia il 4 gennaio escono dall’imbocco del canalone, da un cratere nell’asfalto non ancora riempito e perfino dai cuniculi nel terreno. Diossina e monossido di carbonio pervadono la zona, arrivando fino a Tor Pignattara.
La “sorgente” di fumo proviene dal lato ovest del parco, tra via di Centocelle e via Casilina. Trecento metri di immondizia accumulati negli anni, la maggior parte frutto delle “bonifiche” dello sgombero del Casilino 900. L’ipotesi più accreditata fa risalire l’incendio a qualche botto di Capodanno. Il 4 gennaio sono intervenuti i pompieri del Comando Provinciale di Roma per spegnere il rogo partito dal canalone sotterraneo, ex tunnel che fu tracciato nel 1941 per volere di Mussilini al fine della realizzazione della metropolitana, non è ancora risolto il problema. Sebbene i Vigili del Fuoco hanno tentato di placare l’incendio con tre mezzi sul posto, un carro Sollevamento e un altro addetto al rilevamento radiattivo chimico ma l’intervento non è bastato.
Infatti nei giorni successivi, la massa di scorie ha continuato a sprigionare fumo.
“L’aria è irrespirabile da giorni, siamo immersi in una nube tossica” è questa la descrizione di Fabrizio, un inquilino delle case Ater di via di Centocelle, il comprensorio tra i civici 3 e 15, che, insieme ad altre vittime della “terra dei fuochi”, scrive disperato sulla bacheca di Daniele Diaco, presidente Cinque Stelle della commissione Ambiente. Tra i palazzi palazzi c’è una voragine di 25 metri di diametro dalla quale emerge la colonna nera di diossina, appestando le famiglie dal 26 dicembre 2015. Ci sono ancora le transenne. I vigili del fuoco hanno scaricato varie autobotti senza riuscire a stoppare il fumo perché l’immondizia è tantissima e i canaloni sotterrani assorbono l’aria da vari punti. Già, così dopo due settimane di denunce e segnalazioni a chi di competenza, i vigili del Fuoco sono tornati sul posto.
“Hanno proceduto lunedì 16 allo smassamento dei rifiuti” spiega Roberta Ricci, del PAC (Parco Archeologico di Centocelle) Bene Comune a RomaToday. Una prima bonifica parziale: i tecnici competenti per l’area del dipartimento Ambiente devono ancora stabilire la procedura di smaltimento poiché Ama non si occupa di rifiuti interrati. A testimoniare la presenza del fumo delle foto scattate dal PAC in un’inchiesta di RomaToday. “L’intervento non può e non deve finire qui – commenta ancora Roberta – parliamo di gas nocivo che continua a danneggiare la salute dei cittadini. Parliamo di alte concentrazioni nell’aria di monossido di carbonio”.
Anche i volontari del Wwf Lazio sono più volte intervenuti sul posto: “E’ urgente che le istituzioni intervengano quanto prima, sia per avere ragione di un incendio da cui continuano a sprigionarsi fumi particolarmente inquinanti e nocivi, sia per bonificare un’area, sita all’interno di un parco archeologico, dove sono da tempo abbandonati e continuano ad essere sversati rifiuti di ogni tipo”.
Sono 120 gli ettari di giardino con resti romani che potrebbero rappresentare uno strumento per attirare i turisti ma che invece sono “utilizzati” come deposito illegale di immondizia, non solo sul lato di via di Centocelle.
Rifiuti interrati li troviamo anche dalla parte di viale Palmiro Togliatti, zona caratterizzata da rottamatori di automobili vicini ai resti archeologici romani, che nessuno ha mai trasferito, verde abbandonato, spesso con presenza di abusi edilizi e lavori di riqualificazione bloccati perché la ditta appaltante è fallita mesi fa. E’ un vero scandalo ma nessuno se ne occupa. Intanto il parco diventa il simbolo perfetto di abbandono, illegalità, malagestione: le tonnellate di rifiuti nascosti sotto terra, un polmone verde che aspetta da secoli di essere valorizzato, diventando un sito turistico di pregio invece che una discarica abusiva. E poi quella voragine, beffa oltre al danno, aperta da più di un anno.
“Nessuno interviene per un conflitto di competenze” spiegano i residenti a RomaToday. Difficile dar loro torto: “E’ una vergogna”.