Trony, bancarotta fraudolenta. Arrestati gli amministratori

In carcere l'imprenditore romano Alessandro Febbraretti e il commercialista Filippo De Angelis. L'accusa: bancarotta fraudolenta aggravata e distrazione di oltre 9 milioni di euro dal patrimonio della Gruppo Edom, causandone il fallimento

Trony. Chiusura per fallimento

Bancarotta fraudolenta aggravata. Con questa accusa la Guardia di finanza ha eseguito tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti degli amministratori del Gruppo Edom S.p.A., titolare dei negozi a marchio “Trony” di Roma.

Questa mattina, su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, i militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico dell’imprenditore romano Alessandro Febbraretti (51 anni) e il commercialista Filippo De Angelis (50) e un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per la diretta collaboratrice di De Angelis, una donna di 46 anni.

Nell’ambito delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma e svolte dai militari delle Fiamme Gialle, i tre – insieme ad un quarto soggetto, M.L. (51 anni) commercialista romano – sono indagati per bancarotta fraudolenta aggravata e per aver distratto oltre 9 milioni di euro dal patrimonio della Gruppo Edom S.p.A. causandone il fallimento.

Gli arresti di questa mattina arrivano al termine di una complessa attività di polizia giudiziaria che prende il nome dall’appellativo “cigno” con cui gli indagati erano soliti riferirsi a De Angelis, conosciuto anche come “Il banchiere”, già chiamato in causa nella maxi inchiesta Mafia Capitale per via di alcune intercettazioni in cui si faceva il suo nome e per l’attività di consulenza che aveva come epicentro San Marino.
Il dissesto del Gruppo Edom trae la sua origine dal debito di oltre 100 milioni di euro maturato nei confronti dell’Erario e prodottosi a seguito della ingente evasione fiscale contestata alla società. Per tali reati tributari Alessandro Febbraretti, sempre su ordine della Procura di Roma, era già stato arrestato nel dicembre 2013 e condannato in primo grado a tre anni e dieci mesi di reclusione (in quell’occasione erano stati sottoposti a sequestro beni immobili per oltre 9 milioni di euro).
Come anticipato in esclusiva da L’Unico, a seguito allo stato di insolvenza, generato dalla grave esposizione debitoria, la società, inizialmente ammessa dal Tribunale di Roma alla procedura di concordato preventivo, nel febbraio scorso è stata dichiarata fallita.
Le indagini della Guardia di Finanza hanno consentito di svelare il progetto criminoso attuato dai tre indagati i quali, anche dopo essersi spogliati di qualsiasi carica societaria, hanno continuato a programmare e attuare tutte le strategie economico-finanziarie della società, in completa autonomia rispetto agli amministratori formalmente nominati.
Gli uomini del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, su delega del Pubblico Ministero titolare del procedimento, anche attraverso accertamenti bancari e attività rogatoriale con la Repubblica di San Marino, hanno ricostruito le condotte distrattive effettuate ai danni del patrimonio societario e realizzate attraverso sistematici, ripetuti ed ingenti prelievi di denaro contante dai conti societari (circa 7 milioni di euro in 4 anni) nonché mediante l’alterazione della contabilità realizzata attraverso artifici contabili quali la cancellazione tout court di interi blocchi di registrazioni, l’occultamento dei corrispettivi, la contabilizzazione di costi fittizi e l’annotazione di meri giroconti e storni risultati privi di qualsiasi giustificazione economica.
Nel complesso, attraverso le suddette operazioni e ulteriori trasferimenti di denaro a società sammarinesi, sempre riconducibili agli indagati, sono stati distratti dal patrimonio della Gruppo Edom circa 9,5 milioni di euro.
Nell’ambito della medesima operazione sono state effettuate anche perquisizioni presso il domicilio dei soggetti colpiti dai provvedimenti restrittivi.
Dall’inchiesta della Guardia di Finanza coordinata dal pm Stefano Rocco Fava emerge come le casse di Trony siano state usate per una evasione attraverso mandati di pagamento a vuoto e percorsi finanziari fatti fallire.
In riferimento alla chiusura dei punti vendita Trony di Roma, G.R.E. S.p.a. proprietaria del marchio Trony, precisa che “i punti vendita a insegna Trony di Roma appartengono al Gruppo Edom s.r.l., che è socio del Gruppo G.R.E. S.p.a., licenziataria del marchio Trony, pertanto la vicenda non è in alcun modo ascrivibile in generale al medesimo marchio”.

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