Perché Trump ci lascia un mondo migliore

Da Barack Obama a Donald Trump. Ecco come la Storia degli ultimi dodici anni di Stati Uniti d'America è cambiata. 25 punti che spiegano perché Trump ha fatto bene non solo agli americani ma al mondo intero. Ed ecco perché disturba tanto i sogni del mondialismo finanziario

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Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare (al netto di ciò che ci hanno propinato i media per anni ed indipendentemente da quale sarà il risultato finale di queste presidenziali americane).

Il Mondo pre-Trump (amministrazione Obama 2008-2016)

1) Seconda Guerra Fredda fra Usa e Russia con una pessima gestione della crisi ucraina e nella scelta delle sanzioni, l’uscita dal G8 e la rottura degli accordi Nato-Russia di Pratica di Mare.

2) Un Nord-Africa totalmente destabilizzato tramite la cd “Primavera Araba” (che sarebbe stato più opportuno chiamare “Inverno Arabo”) fomentata dall’amministrazione americana. La Libia bombardata e regalata al fondamentalismo, con tanto di attentato all’ambasciata americana di Bengasi (dove l’amministrazione americana si macchia anche di tentativo di insabbiamento). Incertezza d’azione in Siria, con goffo e inconcludente intento di rovesciare il regime di Assad.

3) Formazione dello Stato Islamico, (in)consciamente armato ed in crescente avanzata territoriale (la distruzione di Palmira: una ferita inguaribile per la storia della Civiltà Occidentale). Nascita dei foreign-fighters e di una nuova forma di terrorismo in Europa.

L’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama

4) Iraq e Afghanistan saldamente occupate dalle truppe americane ed alleate. Incremento di presenza militare in Libano, Somalia e diverse altre parti del globo.

5) Autorizzazione formale ad Iran per proliferare nucleare, seppur in maniera decrescente e controllata, tramite gli accordi di Vienna (i quali sono forse l’unico traguardo diplomatico della presidenza Obama, poi cestinato per giusta causa).

6) Israele che, circondato e assediato, tra missili e anti-missili, attentati e rappresaglie, aumenta insediamenti in Cisgiordania (+17% solo nel 2013, +40% negli 8 anni di presidenza Obama). L’irresolutezza delle parole del Presidente Obama è dimostrata dall’ambiguità del suo intervento all’Onu nel 2016 sulla questione: mentre professava al Mondo frasi a favore del popolo palestinese, la sua stessa amministrazione stanziava la cifra record di 36 miliardi per la sicurezza militare di Israele.

7) Una Turchia che sterza verso il fondamentalismo, con gli Usa asserviti a tal punto che Obama non osa pronunciare la parola “genocidio” in occasione del centesimo anniversario della tragedia del popolo armeno, alla cui commemorazione a Yerevan non partecipa alcun rappresentante della sua amministrazione.

8) Testa china di fronte alla Cina, la potenza che, nel frattempo, in barba a tutti i diritti umani universalmente riconosciuti, colonizza l’Africa, invade silenziosamente il Mondo e continua irresponsabilmente ad inquinarlo.

9) Una Nord-Corea che minaccia costantemente la proliferazione di armi a distruzione di massa (o meglio, “a distruzione di USA”, comprensibilmente considerato il “diavolo” dopo le efferatezze commesse nel 1953).

10) Le dittature latino-americane martirizzate. Viene decretata la fine dell’embargo a Cuba quando, essendo già a conoscenza della quasi imminente (qualcuno dice fosse già avvenuta, ma tenuta segretamente) morte del dittatore Castro, si sarebbe potuto aspettare qualche mese in più per dare un minimo di dignità a 40 anni di sofferenze degli esuli cubani. Nel frattempo Chavez annichilisce il suo popolo venezuelano in maniera indisturbata a beneficio di un’oligarchia petrolifera, seguito da Morales in Bolivia.

11) Data-gate: Il Mondo scopre pubblicamente (maddai) che i Servizi Segreti statunitensi spiano i governi di tutto il Mondo compresi gli alleati. Allo stupore dei partner europei, la reazione del Presidente Obama è una semplice alzata di spalle.

12) Bombardamenti americani in Afghanistan, Yemen, Pakistan, Somalia, Libia, Iraq e Siria, con una media record nel 2016 di una bomba ogni 3 ore. A discapito del suo “Nobel per la Pace”, Obama è stato il Presidente americano che ha tenuto in guerra gli Stati Uniti per più tempo.

In sintesi, dopo 8 anni di devastante gestione Obama-Clinton, riceviamo un mondo in fiamme.


Il Mondo con Trump (dopo soli 4 anni, 2016-2020)

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il premier russo Vladimir Putin

1) Distensione dei rapporti Usa-Russia.

2) Primavera Araba passata al dimenticatoio. In Libia si contiene il terrorismo e si difendono i pozzi. In Siria Assad viene rivalutato anche dall’Occidente.

3) Sconfitta territoriale dello Stato Islamico (in particolar modo grazie al primo punto).

4) Le nuove sanzioni all’Iran ci avevano fatto preoccupare, ma il ridimensionamento strategico iraniano (l’uccisione di Solemani è rimasta priva delle ritorsioni annunciate) è stato necessario anche per ottenimento dei risultati al punto 6. Sperando che si trovi presto un nuovo accordo che preveda la sospensione totale, non parziale, dell’arricchimento di uranio.

5) Ritiro graduale dei soldati statunitensi da Iraq e Afghanistan. Grazie a Trump.

6) In Israele l’Ambasciata americana viene spostata da Tel Aviv a Gerusalemme (come promesso da tutti i predecessori della Casa Bianca, Obama compreso, ma mai realizzato). Successivamente, malgrado le proteste del mondo arabo, gli Emirati Arabi e il Bahrein si siedono invece al tavolo con Israele. Un passo importante verso la risoluzione dell’epocale Conflitto mediorientale.

7) Turchia minacciata per evitare aggressione ai curdi, a seguito del ritiro truppe americane dal Kurdistan. Crisi pertanto scongiurata facendo la “voce grossa” (“Don’t be a fool!”, lettera di Trump a Erdogan nel 2019).

8) Sacrosanta guerra commerciale alla Cina, finalmente valutata come un nemico e non come un partner.

9) Incontro diplomatico con Kim Jong-un, dove per la prima volta nella Storia viene accolto in Nord-Corea un Presidente USA e, conseguentemente, inizia un dialogo storico con la Corea del Sud.

10) Sostegno alla liberazione dei popoli latino-americani dalle dittature: riconoscimento del governo Guaidó in Venezuela e supporto alla caduta di Morales in Bolivia (azioni purtroppo al momento vanificate dalla resistenza bolivarista).

11) Difesa comune. Anziché spiare gli alleati in maniera subdola, si chiede alla luce del sole di cominciare a partecipare ponderatamente alle spese della difesa Atlantica, stimolando finalmente in Europa un dibattito concreto sulla creazione di una Difesa Comune (anche grazie alla Brexit) e di un Esercito Europeo.

12) Nessuna guerra mossa da Trump. A differenza di tutti i suoi predecessori (salvo Ford, che durò poco) dal 1945 ad oggi.

13) Finalmente, dopo 60 anni, gli Usa hanno ridimensionato il loro ruolo di “Gendarmi del Mondo”. Dopo decenni di tensioni, lo “Yankee go home” non deve essere più gridato forte come prima.

E il Mondo post-Trump?

Qualora dovesse essere rieletto per altri 4 anni alla Casa Bianca, tanta strada avrebbe ancora da camminare per la risoluzione dei vari conflitti globali, ma l’approccio e la direzione intrapresi sono indubbiamente più promettenti dei suoi predecessori.

In attesa di un sostegno diplomatico al popolo armeno sul Nagorno-Karabakh (con Obama-Clinton-Biden impossibile, con Trump rieletto è invece possibile) e in auspicio di una realizzazione dell’annunciato accordo di disarmo nucleare con la Russia, possiamo oggi dire: dopo 4 anni di Trump, nei fatti concreti, la Geopolitica internazionale ha migliorato i suoi equilibri.

In parole povere: nonostante tutto, ci sta lasciando un Mondo migliore.

Carlo De Romanis

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