Trump non molla. E adesso sono guai per i repubblicani che lo volevano fuori

Nonostante il "fuoco amico", Trump è stato assolto al processo di impeachment per Capital Hill. Ma è un voto che certamente porterà a delle conseguenze per i 7 repubblicani che hanno votato per la condanna, dai quali i comitati locali hanno preso le distanze

268
L'ex Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump

Non colpevole. Questo è l’esito del voto al Senato nel procedimento di impeachment nei confronti dell’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, accusato di istigazione all’insurrezione. È la seconda volta, dunque, che Trump viene assolto in un processo di impeachment. Si temeva il “fuoco amico” da parte dei senatori repubblicani della corrente antitrumpiana, e invece sono stati solamente i 7 i repubblicani ad aver votato l’impeachment, troppo pochi rispetto ai 17 necessari.

L’accusa, che ha portato ad un procedimento inflitto per la prima volta nella storia ad un Presidente non più in carica, è riferita alla protesta a Capital Hill, lo scorso 6 gennaio, da parte dei sostenitori di Trump, che accusavano di brogli e anomalie le ultime elezioni presidenziali. È noto il caso delle schede truccate in Georgia, per esempio. Quella protesta, in cui i manifestanti hanno occupato la sede del governo americano, era stata vista come un attacco alla democrazia salutato con favore dall’ex presidente. Trump, del resto, non si è mai rassegnato alla sconfitta, e ha denunciato i brogli sin dal primo momento, anche a costo di essere censurato su tutti i social network.

Ma ora il Senato ha deciso, e Trump è stato assolto. E persino il leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell, che a suo tempo condannò pubblicamente l’ex presidente per le proteste al Campidoglio, ha deciso di votare per l’assoluzione. Secondo indiscrezioni, avrebbe inviato una mail ai colleghi invitando a fare la stessa cosa, e facendo così tramontare ogni speranza dei democratici, ai quali servivano almeno 17 senatori repubblicani per raggiungere il quorum. Il leader repubblicano ha giustificato la sua scelta sulla base di un’incostituzionalità, nel caso specifico, del ricorso al procedimento di impeachment. Questo, infatti, è uno strumento per la rimozione del presidente in carica, e non sarebbe giustificabile il suo ricorso nei confronti di uno già decaduto. O, quantomeno, anche un voto favorevole non sortirebbe alcun risultato.

Il voto è arrivato, tuttavia, al termine di una giornata tesissima. I democratici, infatti, avevano chiesto e ottenuto di ascoltare i testimoni. Uno di questi avrebbe dovuto essere Jaime Herrera Beutler, una deputata repubblicana che aveva votato contro Trump. In una nota, infatti, aveva riferito di una telefonata tra Trump e il leader repubblicano alla Camera Kevin McCarthy, in cui l’ex presidente si sarebbe schierato dalla parte dei manifestanti. La richiesta, però, avrebbe potuto far slittare il voto anche di molti giorni, con il rischio di oscurare l’agenda politica del neopresidente Biden. Come contromossa, del resto, la difesa aveva minacciato di rintracciare più di 100 testimoni. Ipotesi che si sarebbero dimostrate talmente lontane nel tempo da portare le parti ad accordarsi e ad acquisire le dichiarazioni di Herrera Beutler rinunciando ad ulteriori testimonianze.

Insomma, è pace fatta per ora tra Trump e i repubblicani. Nonostante i “voltagabbana” del suo stesso partito, per i quali è iniziato un processo di “ripulita”. Trump, del resto, ha ancora un grande peso nel partito repubblicano. E il voto al Senato avrà certamente conseguenze alle prossime elezioni di mid term, nel 2022. Tutti i sette senatori – Collins, Murkowski, Romney, Sasse, Cassidy, Toomey e Burr – sono stati, infatti, criticati dai collegi elettorali local, che ne hanno preso le distanze, definendo la loro scelta “scioccante e deludente”.

Francesco Amato

Facebook Comments