Un punt e MES per la Germania

Questa della pandemia avrebbe dovuto rappresentare l’occasione d’oro per ricompattare i ranghi e rialzare la testa. E invece no: l’Europa si è “de facto” autoaffondata, a causa del gretto egoismo particolaristico che anima i grigi e freddi corridoi del Circo Equestre di Bruxelles.

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di Umberto Bianchi

Sembravano una coppia perfetta. Duri, decisi, ma, al contempo, rassicuranti. Avevano anche alzato le vocette in quel di Bruxelles, lasciando presagire che, forse, da quell’atteggiamento qualcosa di buono sarebbe venuto. E invece no. La inossidabile Frau Merkel, la “Cancelliera di ferro” l’ha avuta, un’altra volta, vinta e i nostri due intrepidi hanno dovuto ignominiosamente capitolare. Ma, a sentir loro, tutto bene. La Germania ci rassicura, affermando che esistono altri strumenti, ovverosia un Mes diluito ed il Sure. I soldi si prenderanno in prestito e si dovranno restituire con tanto di interessi, altro che Piano Marshall!

E così la soluzione al problema sembra esser peggiore del male abbattutosi sulle teste degli italiani, ora rappresentato dall’epidemia di Coronavirus. Il tutto, mentre il Presidente Usa Donald Trump ha messo, senza esitazione alcuna, a disposizione delle locali imprese ben duemila miliardi di dollari a fondo perduto! A questo punto, però, riteniamo sia  necessario effettuare alcune  realistiche considerazioni.

Punto primo. Questo episodio sancisce, in modo chiaro ed ineludibile, la fine del sogno europeo. Questa della pandemia avrebbe dovuto rappresentare l’occasione d’oro, per un’Europa riottosa e divisa nella propria subalternità agli interessi globalisti, per ricompattare i ranghi e rialzare la testa, dimostrando al mondo che quella sua non costituisce solamente una presenza meramente geografica, ma anche e soprattutto, una presenza-faro per il mondo intero, rappresentata da un continente capace di compattarsi e inondare di luce, ancora una volta, un mondo gettato nelle tenebre dell’egoismo globalista.

E invece no. Con un autogol degno del peggior cannoniere di una squadretta di infima serie, l’Europa si è “de facto” autoaffondata, a causa del gretto egoismo particolaristico che anima i grigi e freddi corridoi del Circo Equestre di Bruxelles. Sulla carta, l’Europa e le sue istituzioni sicuramente rimarranno. Rimarrà il bon ton, le faccette serie e compunte, le frasi di circostanza, le carte bollate… ma la sostanza spirituale, l’ideale che ne avrebbe dovuto guidar l’azione, sarà definitivamente andato a male, adulterato. Di fronte ad una situazione del genere, altra via non resta agli italiani che quella di rimboccarsi le maniche e far da soli, mettendo nuovamente in campo quella capacità inventiva e quello spirito imprenditoriale che del nostro paese hanno da sempre fatto la grandezza.

Lo stesso aspettarsi qualcosa da questo esecutivo è esercizio quanto mai illusorio e pericoloso. La confusione ed i ripensamenti sulla vicenda dei contributi Inps per le partite Iva costituiscono, a tal proposito, un inequivocabile segnale. E se anche fosse, un paese inguaiato come il nostro non può reggersi su elargizioni, contributi, casse integrazioni  e quant’altro che, in seguito, andrebbero comunque ripagati in mille modi. Si calcola che, attualmente, l’economia italiana stia perdendo sui settanta miliardi di euro al mese, mentre aumenta il rischio che, tutte quelle nicchie di mercato nazionale ed internazionale, ad ora coperte dalle nostre imprese, vengano occupate da imprese straniere, europee e non, che non hanno affatto chiuso le proprie attività.

Una situazione del genere, caratterizzata da un totalitario “lockdown”, da una chiusura totale, da una esiziale paralisi di tutte le attività e dei movimenti dei cittadini, non può assolutamente durare. In questo contesto, la cura rischia di divenire ben peggiore del male. Pertanto, l’Italia deve riaprire, e da subito. Senza più esitazione alcuna, sicuramente con criteri di attenzione e gradualità, fornendo tutte le necessarie tutele sanitarie ai cittadini, ma deve ripartire, prima che, come già molte autorevoli voci del mondo dell’economia hanno lamentato, il motore produttivo del nostro paese si spenga definitivamente.

Certo, è vero: c’è il virus. Si sono fatti già notevoli progressi, le pratiche di contenimento hanno sicuramente ottenuto dei risultati, ma come dicono più voci, altro tempo ci vorrebbe per la sua definitiva eradicazione. Tempo che l’Italia non ha più. Questo non significa voler vanificare gli sforzi sinora compiuti, né voler buttare in braccio alla pandemia i destini di una nazione, bensì cominciare ad affrontare il problema in un’ottica differente. Così come quando piove non si può smetter di lavorare, ma al massimo si può aspettare che diminuisca l’intensità di un  temporale, e dopodiché a far la loro parte saranno ombrelli ed impermeabili, così in questa tragica evenienza bisognerà affidarsi a quello spirito di adattabilità delle specie umana, stavolta corroborato e supportato da conoscenze prima inconcepibili.

Mascherine, visiere, guanti, camici, attenzione per le distanze, un continuo monitoraggio sanitario si dovranno accompagnare ad una prassi medica volta all’autoimmunizzazione del singolo dal virus. Pensare di vivere rinchiusi in una sterile bolla di vetro, nell’attesa di un quanto mai vago e lontano sradicamento del virus, è illusorio e, tra l’altro, dannoso. Da sempre viviamo immersi e circondati da batteri, virus, micro organismi e quant’altro. Per questo, tutte le specie viventi, genere umano incluso, vanno costituendo via via delle difese immunitarie che, in un processo di continuo adattamento, costituiscono la ragion di vita di quelle medesime specie.

Sterilizzare completamente significa, viceversa, indebolire e rendere una specie più permeabile ad un attacco virale, come quello attuale. L’Italia deve riaprire subito. Prima ancora di parlare di uscita dall’euro, di revisione dei Trattati dell’Unione Europea, di Italexit. L’Italia deve riaprire subito. Con attenzione, certo. Ma subito. Non possiamo contare più sull’aiuto di nessuno, Europa o altri che siano. Più tempo si passerà in questa situazione di stallo, in questo giuoco di continui annunci e rinvii, più la situazione andrà facendosi pesante ed ingestibile, lasciando il campo libero ad uno stato di miseria generalizzata ed al cappio dello strozzinaggio legalizzato delle istituzioni finanziarie europee.

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