Usa, Biden e gli scheletri nascosti nel PC del figlio

Mentre Joe Biden era vice presidente degli Stati Uniti d’America, durante il mandato Obama, in Ucraina il figlio percepiva 50 mila dollari al mese da una società ucraina di gas naturale. Nel 2016, sempre Biden, candidato alla presidenza degli Stati Uniti venne incaricato da Barack Obama di negoziare con il presidente dell’Ucraina Poroshenko un prestito di un miliardo di dollari, con la “condizione” che il premier ucraino premesse per licenziare il procuratore generale Viktor Shokin, che indagava sul figlio Hunter. Ecco gli scandali oscurati dai media italiani

3161

Non so quanti hanno seguito la storia del laptop di Hunter Biden, il figlio del sedicente candidato eletto alla Presidenza degli USA Joe Biden. Questa storia inizia nel lontano aprile 2019, quando Hunter Biden porta a riparare il proprio laptop danneggiato in uno store che effettuava anche riparazioni, non va più a ritirarlo e soprattutto non paga la riparazione. Dopo tre mesi, dopo aver provato più volte a contattare il proprietario del PC per il pagamento del lavoro, lo store diventa legalmente proprietario del PC ed accede al suo contenuto per resettarlo e presumibilmente rivenderlo, trovando materiale alquanto scottante.

Giustamente preoccupato del contenuto, il nuovo proprietario del PC (per legge, 90 giorni dopo le riparazioni fatte e non pagate, i laptop sono diventati di proprietà del negozio) avverte l’FBI, fa una copia del contenuto e la condivide con l’ex sindaco di New York City, Rudy Giuliani. Il tecnico proprietario dello store probabilmente si aspettava che l’FBI avrebbe avviato immediatamente un’indagine su quel materiale, ma per mesi non accade nulla fino al dicembre 2019, quando due agenti FBI sequestrano con regolare mandato il disco rigido riparato.

Visto il materiale scottante contenuto nel PC e le ricadute politiche di queste email, noi lettori ci saremmo aspettati che questo materiale, e l’indagine federale, procedessero speditamente e gli elettori fossero edotti il prima possibile sugli eventuali illeciti e/o conflitti di interesse del figlio del candidato presidente degli Stati Uniti o del candidato stesso. Invece tutto tace, fino alla pubblicazione di un articolo sul New York Post il 14 ottobre, in cui sono state rivelate le e-mail ottenute da un laptop presumibilmente appartenente ad Hunter Biden e da cui è partita un’indagine presso la commissione per la Sicurezza nazionale del Senato.

Anche dopo lo scoop, con l’indagine federale in corso su un candidato alla presidenza degli Stati Uniti, dai principali media la notizia è stata fortemente censurata. Ho potuto sperimentare personalmente che i principali social network, Facebook e Twitter, hanno spesso censurato i post che riportavano l’articolo con lo scoop nel New York Post ed i giornali e TV nostrani hanno dato poco risalto alla notizia, riportandola a volte in modo parziale.

joe biden
Il Presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden

Per capire la portata della notizia e la gravità dei reati contestati al figlio del candidato Presidente degli Stati Uniti d’America ed al candidato presidente stesso, lo scandalo pubblicato dal New York Post si articola su due filoni. Il primo riapre la questione dei rapporti controversi tra i Biden e Burisma, una compagnia di gas ucraina nel cui consiglio d’amministrazione sedeva lo stesso Hunter Biden, già oggetto di indagine di ben due commissioni senatoriali che al tempo non avevano portato ad alcuna incriminazione. Il secondo filone, ancor più interessante e se verificato più grave, riguarda le ingerenze di Joe Biden, allora vice del presidente Obama, sul governo ucraino per licenziare il procuratore capo di una indagine per corruzione che coinvolgeva il figlio Hunter Biden.

Riguardo al primo filone, già parzialmente indagato, il laptop di Hunter Biben riporterebbe le prove di un incontro del 2015 tra l’allora vicepresidente Joe Biden e Vadym Pozharskyi, dirigente della compagnia del gas ucraina Burisma, che sembrano profilare affari poco chiari tra i Biden e il colosso energetico cinese Cfec. Per il secondo, riporterebbe gli elementi per dimostrare che nel maggio del 2016 il candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America Joe Biden, incaricato da Barack Obama di negoziare con il presidente dell’Ucraina Poroshenko un prestito di un miliardo di dollari, abbia “condizionato” l’erogazione di questo finanziamento al licenziamento del procuratore generale Viktor Shokin, che stava indagando proprio su suo figlio Hunter.

Comunque, tra lo scarso interesse dei principali giornali e TV, le cose stanno procedendo e la Commissione di inchiesta del Senato USA ha confermato le accuse di corruzione per Hunter Biden e ci aspettiamo nuovi sviluppi. Nel documento si legge che, mentre Joe Biden era il vice presidente degli Stati Uniti d’America e si occupava direttamente della politica USA, in Ucraina il figlio Biden percepiva 50 mila dollari al mese da una società ucraina di gas naturale. Il testo parla anche di transazioni finanziarie quantomeno discutibili di Hunter ed altri membri della famiglia Biden e le loro associazioni, con cittadini stranieri con background controversi coerenti con attività criminali inclusa la prostituzione, il traffico di esseri umani, il riciclaggio, la frode e l’appropriazione indebita.

In pratica c’è di che indagare e di che raccontare… Tutte cose che però la stampa e la TV nostrana non ci raccontano.

Paola De Santis

Facebook Comments