Usa, elezioni incostituzionali. Trump fa tremare Biden

Un report americano svela tutti i numeri che non tornano del controverso successo di Joe Biden. Che sarebbe riuscito a vincere nonostante i record elettorali storici di Trump. Intanto si avvicina il verdetto finale della Corte Suprema che potrebbe sconvolgere le attese dei Dem. Anche perché le frodi adesso non sono più al centro dell'analisi dei giudici, ma lo è la costituzionalità delle procedure elettorali adottate dagli Stati federati

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Riccardo Corsetto, Direttore de L’Unico

Cosa non torna dei numeri delle ultime elezioni? Praticamente nulla. E ce lo spiega benissimo Benny Report, un programma che va in onda in USA su Newsmax Tv, rete televisiva molto nota in america, e riportata da Roberto Mazzoni, giornalista italiano in Florida. Il report sottolinea tutte le anomalie numeriche di queste elezioni, soprattutto in una analisi comparata con il passato. Il 3 novembre 2020 – fa notare il report – alla chiusura delle elezioni, Trump aveva una proiezione di 300 elettori. Si tenga presente che per vincere le presidenziali USA ne bastano 270. Sapete come funzionano le presidenziali negli Stati Uniti: c’è una consultazione popolare, sulla base della consultazione popolare vengono eletti poi i cosiddetti Grandi Elettori: 538 membri che votano infine per il Presidente degli Stati Uniti.

Per vincere, dicevamo, bastano 270 voti, e la sera delle elezioni Donald Trump aveva una proiezione di 300 voti. C’erano quindi i presupposti di una vittoria storica. Ma la notte del 3 novembre, in prossimità della chiusura dei seggi improvvisamente piovono i voti cosiddetti per “corrispondenza”, tutti insieme e nello stesso momento. Numeri che ammontavano quasi perfettamente alla differenza che distanziava Biden da Trump, in alcune aree particolari e molto circoscritte, come è il caso di Atlanta. Dove Biden ha vinto per strettissimo margine.

Ma bisogna riflettere sui numeri storici, suggerisce il Benny Report. Trump ha ottenuto 75 milioni di voti. Accrescendo la sua base elettorale di 12 milioni di voti rispetto ai 63 milioni delle elezioni del 2016, riporta Mazzoni.
In più ha aumentato del 50% il consenso dei votanti di colore. E del 35% gli elettori ispanici. Nessuno dei presidenti USA ha perso le elezioni, storicamente, quando ha mantenuto la sua base elettorale. Trump l’ha addirittura espansa. Un precedente storico che non si era mai verificato. Obama per esempio pur avendo tre milioni in meno rispetto al 2008, fu riconfermato. Nel 2008 Obama ebbe 69 milioni di voti. Trump ha fatto meglio di Obama alla sua prima elezione. A Joe Biden vengono attribuiti 80 milioni di voti, il che vuol dire aver fatto meglio di Obama, di Clinton e di chiunque. Un record senza precedenti.
C’è un dato però che non torna. Biden ha vinto solamente il 17% delle contee. Su 3143 Contee, Joe Biden ne ha vinte 527. Obama quando vinse le sue elezioni ne aveva vinte 863. Ciò significa che Biden ha raccolto questo “strepitoso” e “sospetto” consenso concentrato in pochi luoghi. Nella stragrande maggioranza delle contee, Biden ha preso meno voti della Clinton e di Obama. Biden ha vinto solo nel 17% delle Contee. Poi ci sono in America ben 19 contee che per anni sono state la cartina di tornasole di quanto accadeva a livello nazionale. Chi vinceva in queste contee, vinceva le presidenziali. Quest’anno Trump ne ha vinte 18 su 19. Biden solo una.
Biden sarebbe inoltre il primo presidente degli Stati Uniti ad aver perso sia l’Ohaio che la Florida. Che nella Storia degli Usa sono due indicatori fondamentali. Storicamente chi vince Ohaio e Florida diventa Presidente degli Stati Uniti. Un altro primato di Biden.

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Benny Report riposta in numeri tutte le anomalie delle ultime elezioni presidenziali USA

C’è di più.

I Dem hanno perso a livello nazionale. I Repubblicani, secondo i dati elettorali, hanno confermato tutte le posizioni che avevano. E a livello nazionale e locale hanno guadagno il 67% dei seggi rispetto alle ultime elezioni. Vorrebbe dire che l’americano ha votato per tutti i politici repubblicani ma poi ha scelto Biden. Una eresia.
Bisogna considerare inoltre che Trump quest’anno, per queste elezioni aveva ottenuto il 94% dei consensi del GOP, il partito Repubblicano alle primarie: un record assoluto. Mai registrato prima. Praticamente un plebiscito. Ha dimostrato di essere il presidente più voluto. Nella Storia Usa non era mai successo che un candidato presidente con almeno il 75% del consenso interno al partito durante le primarie, perdesse poi le elezioni presidenziali. Un altro dato che non torna.
Ma ce n’è un altro ancora.
Trump ha battuto quest’anno anche il record di Clinton alle primarie del suo partito, con 18 milioni di voti. Clinton, che deteneva il record prima di lui, ne aveva presi solo 9 milioni. La metà.
E’ il segno e la prova che Trump in queste elezioni ha stravinto. Eppure si è visto superare da Biden. Come è possibile? perché Biden era dopato.
I comizi di Trump sono stati oceanici. Biden invece non si è visto mai in giro. Stava chiuso in cantina, non ha mai fatto campagna elettorale.
Biden inoltre ha fatto peggio della Clinton in tutte le grandi città degli Stati Uniti. Come New York, Los Angeles e San Francisco. Ma ha fatto bene stranamente in Milwaukee nel Winsconsis, ad Atlanta in Georgia, a Detroit in Michigan e a Filadelfia in Pennsylvania. In questi Stati il successo di Biden si registra stranamente non in tutto lo Stato ma solo in queste città.

La conclusione è che 4 città degli Usa, che hanno un totale di poco più di 3 milioni di abitanti in tutto, hanno determinato le elezioni su una nazione di 300 milioni di abitanti. Numeri che non tornano e non hanno alcuna coerenza con il passato e la storia elettorale degli USA.

Al di là dei brogli, di cui su questo giornale abbiamo dato ampia divulgazione, specie ad Atlanta dove lo scandalo dei trolley pieni di schede false è stato pressoché ignorato dalla stampa internazionale, adesso la Corte Suprema dovrà decidere sulla palese incostituzionalità delle modifiche elettorali.

Stando al testo dei padri costituenti americani, che proprio in Pennsylvania ha la sua terra madre, uno degli Stati oggetto del ricorso, Joe Biden, dovrebbe essere svegliato dal sogno di essere Presidente degli Stati Uniti. Il 14 dicembre prossimo. I 4 Stati infatti hanno eletto 64 Grandi elettori, ma a Trump ne bastano anche meno per restare alla Casa Bianca e scongiurare così il più grande imbroglio della Storia della democrazia americana.

Secondo emeriti costituzionalisti americani, infatti, come Alan Dershowitz, costituzionalista vicino ai Dem peraltro, tali procedure sarebbero modificabili esclusivamente attraverso il passaggio in parlamento, cosa mai avvenuta, ed effettuata da entità esterne ai parlamenti federati, con la scusa dell’emergenza Covid. In pratica dove servivano voti a Biden si tenevano larghe le misure di contenimento. Dove non servivano si strigeva la vite. Peccato che queste modifiche deve farle il parlamento del singolo Stato. E proprio su questo verte il ricorso presso la Corte Suprema presentato per primo dal procutatore del Texas, Ken Paxton, a cui poi si sono accodati altri sedici Stati, i quali denunciano le procedure di voto nelle ultime elezioni in Georgia, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, chiedendo di bloccare i voti del collegio elettorale in questi quattro Stati (62 voti) e di rinviare la riunione del 14 dicembre in cui lo stesso collegio è chiamato ad eleggere formalmente il presidente.

Oggi intanto, i 4 Stati tirati in ballo dal governatore del Texas, Michigan, Georgia, Winsconsin e Pennsylvania hanno portato le loro controdeduzioni al procuratore della Corte Suprema che dovrà decidere. Ma obiettare che la costituzione americana prevede che le modifiche ai procedimenti elettorali si discutano in parlamento, e poi richiedano la conferma di un Referedum, risulta davvero difficile. E questo Biden lo sa, anche se i media non ne parlano.

Riccardo Corsetto
riccardo.corsetto@gmail.com

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