Usa, un piano per truccare il voto. La “profezia” di Steve Bannon

Già a settembre l'ex consigliere della Casa Bianca parlava di un "piano anti Trump" e definiva "una guerra civile" l'avvicendamento alla presidenza. Parole profetiche, se si pensa che la guerra tra Trump e Biden si sta combattendo realmente, a suon di brogli e denunce

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Così parlò Bannon, potremmo dire parafrasando Nietzsche. Già lo scorso settembre, l’ex consigliere della Casa Bianca definiva la presa di possesso del nuovo Presidente degli Stati Uniti dopo le elezioni di novembre “l’equivalente di una guerra civile“. Parole profetiche, se si pensa che la “guerra civile” tra Trump e Biden si sta combattendo, a suon di brogli e denunce.

Donald Trump, infatti, è convinto che le ultime elezioni non si siano svolte in maniera del tutto limpida. Ed è la cronaca, del resto, a dargli ragione: emblematico, in questo senso, è il caso delle valigie piene di schede elettorali contraffatte ad Atlanta, in Georgia. Di questa idea era anche Steve Bannon, che già allora, in tempi non sospetti, ipotizzava un possibile “piano anti Trump”.

Il Covid è stato creato dal Partito Comunista cinese, e i democratici pensavano che li avrebbe fatti vincere“, ha dichiarato durante una conferenza. “Durante le primarie però si sono accorti che avevano terrorizzato così tanto i loro elettori, da rischiare la sconfitta. Il 69%, infatti, non vuole andare ai seggi. Allora hanno pensato questo complotto per rubare le elezioni, basato sul voto postale, inviando tra 60 e 80 milioni di schede da manipolare – ha aggiunto -. Lo ha spiegato il Transition Integrity Project, un gruppo di presunti intellettuali bipartisan. Hanno già assunto 800 avvocati guidati da Eric Holder, ministro della Giustizia con Obama, e presentato oltre 200 cause, per cambiare le leggi elettorali ed eliminare i limiti alla conta dei ballot spediti“.

Il piano anti Trump

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Il Presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump

Il piano prevede tre punti. Innanzitutto, “usare le vie legali per far ammettere tutti i voti postali“, quelli più facilmente manipolabili. Quindi, “incitare le proteste di Black Lives Matter e antifa per portare la battaglia nelle strade e intimidirci”, spiega ancora Bannon. Così, alleandosi “con gli oligarchi della Silicon Valley tipo Facebook, Twitter, Google, YouTube, ma anche i cinesi di TikTok e WeChat, affinché nessuno dichiari Trump presidente il 3 novembre, potranno contare i voti postali per settimane“. Anche in questo caso, le continue censure imposte dai media mainstream sono del tutto evidenti. Il tutto per attendere l’8 dicembre, la fine del safe harbor e fare in modo che “il 20 gennaio un gruppo illegittimo e non eletto guidato da Biden giuri“.

Bannon illustra, quindi, i quattro possibili scenari immaginati dal Transition Integrity Project. Nel primo caso si tratterà di una quick win: “Biden stravince e non serve nulla“. Nel secondo, invece, si tratta di un election week. In molti stati chiave, “Biden vincerebbe di misura e il risultato è discutibile come nel 2000, e allora bisognerà ricorrere al voto postale” prima di proclamare il vincitore. Un esito, questo, già allora abbastanza probabile. Al punto che, secondo Bannon, “Bloomberg ha stanziato 100 milioni di dollari, più 16 milioni per consentire agli ex condannati di votare pagando le loro multe, allo scopo di garantire che la sera del 3 novembre Trump non sia avanti con un margine irrecuperabile“.

Svelato il complotto, Steve Bannon aveva dato la ricetta per evitarne i danni. Stravincere già il 3 novembre su Biden per evitare il ricorso al voto postale e convincere quante più persone è possibile a recarsi alle urne. Non è andata così, ma, tra tweet cancellati e notizie nascoste, Trump non ha mai mollato la presa. Sarà il tempo – e la Corte Suprema – a stabilire chi l’avrà vinta.

Francesco Amato

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