Vaccino obbligatorio, Galloni: “Licenziare chi non lo fa? Eresia”

"Il datore di lavoro non può licenziare chi non si vaccina. ‘Ichino sbaglia. Dovrebbe tornare a scuola'. Lo spiega l’ex direttore del Ministero Lavoro Galloni. L'Economista italiano è stato Direttore generale del Ministero del Lavoro dal 1990 al 2002 ed è esperto di diritto del lavoro.

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Ho appreso a mezzo stampa le dichiarazioni di Ichino, non so se le ha dette veramente. Conoscendo la sua ideologia da una parte non mi meraviglia ma dall’altra sì. Perché non può esistere un giurista che non capisca la gerarchia delle fonti giuridiche. E’ la prima cosa che si impara. Dovrebbe ritornare a scuola per imparare che prima di tutto viene la Costituzione, anzi prima della Costituzione viene il diritto naturale che trova la sua applicazione in Italia dopo il 1948 con la Costituzione, dove ci sono alcuni articoli che sono stati calpestati in questi mesi”.

E’ quanto ha detto l’economista Antonino Galloni in una intervista ad Affaritaliani.it commentando le parole del giurista Pietro Ichino, che sostiene la possibilità per i datori di lavoro di licenziare chi non si vaccina.

“Ora è chiaro – ha sostenuto Galloni – che il datore di lavoro potrebbe dire ‘sìccome tu mi contagi gli altri dipendenti e i clienti, eccetera, non godi più della mia fiducia, quindi ti licenzio’. Questa è il ragionamento di Ichino. Ma questo non sta né in cielo né in terra dal punto di vista giuridico né dal punto di vista sanitario perché dal punto di vista giuridico il vaccino dovrebbe essere visto come un diritto. I lavoratori e i sindacati potrebbero chiedere di essere vaccinati. Ma non è un obbligo, come abbiamo visto, è incostituzionale. Allora si dice che per legge si può obbligare le persone a una prestazione sanitaria. Ma fino a un certo punto. (…)

Perché nel secondo comma dell’articolo 32 della Costituzione c’è una frase che dice che nemmeno la legge può disporre un trattamento sanitario contrario alla dignità umana e allora ci sono due aspetti che vanno considerati in questi vaccini. Prima di tutto il principio di precauzione. Per decenni ci hanno fatto una testa così, a livello ambientalistico, sul principio di precauzione, su delle cose anche dubbie, e adesso che sicuramente non è stata fatta una sperimentazione sufficiente, sul medio e lungo termine, ci dicono che il principio di precauzione non vale più?”

“Noi non sappiamo le conseguenze di questi nuovi tipi di vaccini che sollecitano il nostro sistema immunitario in modo artificiale – ha detto Galloni. “Lo chiamiamo vaccino ma non è come quelli del passato. E’ una sperimentazione. E non è neanche escluso che il vaccinato possa essere contagioso né più né meno che il non vaccinato. La chiave di tutto sono le difese immunitarie ma il terrore instillato dai mass media, dalla classe politica, la reclusione alla quale siamo stati condannati, la perdita del lavoro, le preoccupazioni per il futuro, il confinamento, sono tutte cose che riducono le capacità delle nostre difese immunitarie. Altro che vaccino. Ho paura che l’inefficacia dei vaccini imporrà un lockdown ancora più duro”. “Dal punto di vista dei lavoratori il vaccino deve essere impostato come un diritto. Possono scegliere se esercitarlo e fare il vaccino oppure se non vaccinarsi. Ovviamente sia che si vaccinino sia che non si vaccinino ci sono dei rischi ma non è che con i vaccini ci sono meno rischi. Non mi puoi imporre il vaccino perché è una cosa sulla quale non c’è stata sufficientemente sperimentazione. Il problema è che i media e i medici che se ne occupano non fanno il loro lavoro, ammesso che i politici siano stati infinocchiati dalle grandi case farmaceutiche. Cosa a cui posso credere. Tanto poi diranno, come al solito, ‘noi non sapevamo, prendevamo ordini, non capivamo’ perché ci saranno delle conseguenze giuridiche su queste scelte, lo sa no?…”

“Il datore di lavoro non può dare degli ordini insensati. Ma se sono stupidi finiranno davanti ai tribunali a difendere il proprio operato ma hanno torto. Il datore di lavoro può esporre al personale che vanno rispettate determinate regole e se il dipendente non le rispetta chiaramente ci può essere una sanzione disciplinare. Ma quello che il datore di lavoro non può fare è di imporre al dipendente un trattamento sanitario. Non lo può fare. Prima perché è scritto nella Costituzione, secondo perché non c’è una legge specifica, terzo perché non ha nessun senso. Ichino ha torto, dice cose senza fondamento. Posso dire alla persona che lavora per me ‘stai a distanza!’, ‘rispetta il distanziamento’ ma non posso imporgli il vaccino. Posso suggerirglielo o darglielo gratis ma non glielo posso imporre. E se lo licenzio commetto un abuso. Quindi Ichino ha più che torto”. (L’UNICO)

 

 

 

 

 

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