Violenza di genere: i medici chiedono una formazione

Il questionario, i cui dati sono stati presentati nei giorni scorsi all'interno di un corso di aggiornamento organizzato dall'Omceo di Roma, ha ascoltato una quota di professionisti composta dall'83,5% di medici e dal 10,11% di odontoiatri

L’85% dei medici vuole essere formato per affrontare in modo adeguato il fenomeno della violenza di genere. Il questionario, i cui dati sono stati presentati nei giorni scorsi all’interno di un corso di aggiornamento organizzato dall’Omceo di Roma, ha ‘ascoltato’ una quota di professionisti composta dall’83,5% di medici e dal 10,11% di odontoiatri (nel 6,3% dei casi si tratta di doppi iscritti). Il campione risulta costituito dal 51% di donne e in una fascia d’eta’ compresa dai 51 ai 65 anni. Nello specifico, il 17% dei professionisti ha dichiarato di aver rilevato e segnalato casi di violenza in particolare su soggetti oltre i 45 anni (nel 40% dei casi) e sotto i 20 anni (28%). Tra questi, emerge che il soggetto ha riferito spontaneamente l’episodio di violenza nel 71% degli episodi, mentre sono state necessarie domande e approfondimenti nel 29% delle segnalazioni. Infine, dai racconti emerge che la violenza e’ stata esercitata dal partner nel 34% dei casi, nel 36% da un familiare e nel 30% da uno sconosciuto.

“Gli operatori sanitari hanno voglia di fare formazione e saperne di piu’ su questo fenomeno. Proprio per questo volevamo capire se i nostri iscritti attualmente sono formati per poter riconoscere i segnali di una violenza- spiega Sabrina Santaniello, componente della Cao di Roma e consigliere dell’Omceo di Roma- Ma anche se sanno come comportarsi e come eventualmente prevenire gli esiti piu’ importanti di un abuso. Questo perche’ siamo convinti che l’unione tra la parte medica e la parte odontoiatrica possa generare dei risultati nell’individuazione di traumi facciali come segnale di violenza”.

Nel dettaglio, “abbiamo chiesto ai professionisti se fossero a conoscenza del fenomeno, la loro eta’ per capire quale fosse la fascia che ha attribuito più attenzione al problema e se l’episodio fosse stato esposto loro in maniera spontanea o dietro formulazione di domande specifiche”. L’obiettivo era capire se oltre alle strutture pubbliche c’e’ preparazione anche da parte di privati e liberi professionisti”. (L’UNICO)

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